Suona la campanella dell'ultima ora
Con gli ultimi scrutini "di riparazione" di oggi pomeriggio, cala definitivamente il sipario su questo mio ventinovesimo e ultimo anno da insegnante "di ruolo" nella scuola pubblica e sul quarantacinquesimo anno in cui posso dire che ogni giorno ho lavorato cercando di rendermi utile al meglio.
Nella foto, uno dei laboratori di informatica del Marconi-Hack: tre facce sorridenti davanti ai monitor Olivetti, un'istantanea che vale più di mille parole.
Da lunedì si volta pagina, ma chi mi conosce sa che difficilmente mi arrenderò all'inattività, sempre fin quando la salute e l'acutezza mentale mi vorranno accompagnare. Però sentirò soprattutto la mancanza del rapporto quotidiano con i ragazzi, con i quali abbiamo immaginato il futuro e ai quali auguro di poter essere felici. Se i muri dei laboratori di informatica del Marconi-Hack potessero parlare, racconterebbero di un prof pretenzioso e anche scassaminchia, ma ossessionato dal desiderio di coinvolgere ciascuno anche contro la sua volontà. Negli anni, svariati studenti hanno tenuto un taccuino con "le mie perle": metafore ardite, battute di spirito per alleggerire il clima, alcune che non ci si aspetta pronunciate da un docente. Chissà se lo conservano ancora. Ringrazio tanti colleghi e colleghe per la condivisione di umanità e di professionalità che ci ha fatto crescere insieme, facendoci sentire una squadra, in controtendenza nel mondo della scuola costituito da tante prime ballerine spesso zoppe. Non tornate indietro, non isolatevi! Siete forti ed efficaci soltanto se continuate a lavorare insieme. Un pensiero finale per l'Informatica, davvero una disciplina che ti costringe alla metacognizione e permette agli individui di diventare più autonomi, efficienti nell'apprendimento e consapevoli dei propri punti di forza e debolezza. All'Informatica io devo tutto, spero di non averla troppo maltrattata. Me', come dice una delle mie proverbiali t-shirt, mo' avast (e non è l'antivirus). Suona la campanella dell'ultima ora e deve essere anche questa volta una gioia scendere le scale con i ragazzi, ragazzo come loro.





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