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Passarci davanti

Per fare un ingegnere ci vuole un fiore  C’è una ginestra all’ingresso del Campus di via Orabona. A maggio fiorisce di un giallo così spudorato che, per chi arriva a piedi dal parcheggio, diventa impossibile non vederla. O almeno così credevo. Arrivai a lezione con quella luce ancora addosso e aprii salutando gli studenti con una domanda fuori programma: avete fatto caso alla ginestra, che bella? Silenzio. Qualche sguardo perplesso, uno sbuffo trattenuto. Mi sentii un marziano sceso in un’aula di ingegneria a parlare di fiori, mentre loro aspettavano ricorsione e strutture dati. Una settimana dopo un ragazzo mi si avvicina prima dell’inizio della lezione e mi mostra una foto sul telefono. È questa, prof? Ci sono passato davanti decine di volte e non me n’ero mai accorto. Poi, senza che gli avessi chiesto nulla, comincia a raccontare del liceo, di una poesia di Leopardi studiata a memoria e capita poco, o niente, perché certe cose a diciassette anni si imparano ma non si abitano anc...

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