Quanto vuoi, Maddalena

 



C'è un quartiere, nel cuore antico di Genova, che porta il suo nome da secoli. Ci sono passato durante un viaggio di qualche giorno, e ho incontrato quello che De André conosceva bene: l'umanità dolente dei caruggi, le donne senza nome, tutte Maddalena, tranne Prinzesa che donna non era, e i loro protettori.

Chissà perché a loro non si chiede come ti chiami. Si chiede soltanto quanto vuoi.

A Palazzo Bianco ho visto la Maddalena penitente di Canova. Bellissima nella sua corporeità, autentica nel raccoglimento. Ma il teschio ai suoi piedi mi ha lasciato qualcosa di irrisolto. Perché la Maddalena che conosco dai Vangeli guarda avanti, non indietro: è quella che corre più veloce di Pietro al sepolcro vuoto, quella che il Risorto chiama per nome nel giardino, e che riconosce la voce prima ancora di capire. La gioia pasquale, non la contrizione, è il suo tratto più autentico.

La mia simpatia per lei viene da lontano, da 'Jesus Christ Superstar' e da quella canzone, I don't know how to love him, che mi ha insegnato più inglese di qualsiasi libro. Una donna che ama finalmente in modo totalizzante e non trova le parole giuste per dirlo. Non una peccatrice: una persona.

L'iconografia tradizionale le ha fatto un torto, sedendola davanti a un teschio. Le donne dei caruggi quel teschio lo vivono ogni giorno, nel male di vivere un percorso che non hanno scelto. La penitenza l'hanno già scontata.

"Se non sono gigli son pur sempre figli, vittime di questo mondo": De André lo sapeva. E forse Genova, con la sua chiesa millenaria e i suoi vicoli senza giudizio, capisce la Maddalena meglio di Canova.

"Quanto vuoi, Maria?"

"Io non vendo. Io corro."

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