sabato 24 gennaio 2009

Tu sei mio fratello

Tu sei mio fratello e io ti amo. Ti amo quando partecipi ai riti nella tua chiesa, quando ti inginocchi nel tuo tempio, quando preghi nella tua moschea. Tu e io e tutti siamo figli di un'unica religione, poiché i sentieri religiosi altro non sono che le dita della mano amorevole dell'Essere Supremo, offerta a tutti, capace di donare a tutti la pienezza dello spirio, desiderosa di accogliere tutto.
Ti amo per la tua Verità che deriva dalla tua conoscenza, benché io non possa vederla a causa della mia ignoranza. La rispetto però come cosa divina, poiché essa è il prodotto dello spirito. Nel mondo che verrà la mia e la tua Verità si incontreranno, mescolandosi come il profumo dei fiori, e diverranno un'unica ed eterna Verità che vivrà perennemente nell'Amore e nella Bellezza imperituri.
I love you when you bow in your mosque, kneel in your temple, pray in your church. For you and I are sons of one religion, and it is the spirit.



Khalil Gibran - Scritti dell'ispirazione


5 commenti:

Aliza ha detto...

...resta vero anche se tu, fratello, mi pesterai i piedi.
Mi permetto di aggiungere visto che le diffficoltà sorgono dalla convivenza, tante volte è difficile, arriverei a dire impossibile, amare il fratello se non si è disposti a perdere del nostro a vantaggio del fratello. Il fratello non sempre è carino e gentile, può essere avido, egoista, profittatore e per amarlo ci vuole proprio la mano di Dio.
Sai ho scritto questo perchè è il cruccio della mia quotidianità, ti saluto con affetto A

Sa ha detto...

Meravigliosa utopia.
Sai sino a pochi anni fà, pensavo che tutti gli uomini nascessero buoni, che l'essere è alla base buono e generoso, ma che poi a volte si modifica per conseguenze di vita. Ora sono quasi totalmente rassegnata alla crudelta', all'egoismo, alla cattiveria insita nell'individuo. Lotterò sempre contro questo stato di cose, è inevitabile per me, ma ora so che il fine dell'uomo è prevalere su un altro fratello , su un animale, sulla natura..........per trovare se stesso.

cheyenne ha detto...

"ero straniero e mi avete accolto .."

Gesù si identifica nel volto bisognoso del prossimo: «Chi accoglie uno di questi piccoli nel mio nome, accoglie me» (Mt 18,5) e «ogni volta che avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40.45). Poi si precisa nei dettagli: «Poiché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto» (Mt 25,35)
«quello che avete fatto per uno di questi ultimi, lo avete fatto per me..»

Pierangelo ha detto...

@Aliza:
tra fratelli fratelli è più difficile che tra estranei. Forse è l'imbarazzante somiglianza che ce li fa prendere sul naso.

@Sa:
Se fossimo razionali scopriremmo che ci conviene cooperare

@cheyenne:
e pensare che ci sono ancora quelli che si sentono chissacchì perché a lor detta credono, come se il cristianesimo fosse un fatto di testa e non di cuore. E anche quelli che si sentono ancor di più perché non credono.

Come dice Gaber qui: "Eh no. Voi siete brutti, stupidi, ideologici, mentali. Voi, anche quando parlate di corpo, siete testacchioni, distaccati. Andate sempre di testa. Andate di corpo!".

cheyenne ha detto...

Grazie Pierangelo per aver sintetizzato il segnale che volevo dare ricopiando quelle frasi. Come ci si può definire Cristiani il momento in cui NON si riconosce come fratello l'immigrato?
Pur amando molto Gaber, non conoscevo quel monologo, è fantastico!
Complimenti ed ancora complimenti per i contenuti del blog.
ciao