domenica 11 gennaio 2009

Il paese dei bugiardi

C’era una volta, là
dalle parti di Chissà,
il paese dei bugiardi.
In quel paese nessuno
diceva la verità,
non chiamavano col suo nome
nemmeno la cicoria:
la bugia era obbligatoria.

Quando spuntava il sole
c’era subito uno pronto
a dire: “Che bel tramonto!”
Di sera, se la luna
faceva più chiaro
di un faro,
si lagnava la gente:
“Ohibò, che notte bruna,
non si vede niente”.

Se ridevi ti compativano:
“Poveraccio, peccato,
che gli sarà mai capitato
di male?”
Se piangevi: “Che tipo originale,
sempre allegro, sempre in festa.
Deve avere i milioni in testa”.

Chiamavano acqua il vino,
seggiola il tavolino
e tutte le parole
le rovesciavano per benino.
Fare diverso non era permesso,
ma c’erano tanto abituati
che si capivano lo stesso.

Un giorno in quel paese
capitò un povero ometto
che il codice dei bugiardi
non l’aveva mai letto,
e senza tanti riguardi
se ne andava intorno
chiamando giorno il giorno
e pera la pera,
e non diceva una parola
che non fosse vera.
Dall’oggi al domani
lo fecero pigliare
dall’acchiappacani
e chiudere al manicomio.
“È matto da legare:
dice sempre la verità”.
“Ma no, ma via, ma va'…”
“Parola d’onore:
è un caso interessante,
verranno da distante
cinquecento e un professore
per studiargli il cervello…”

La strana malattia
fu descritta in trentatré puntate
sulla - Gazzetta della bugia -.
Infine per contentare
la curiosità
popolare
l’Uomo-che-diceva-la-verità
fu esposto a pagamento
nel “giardino zoo-illogico”
(anche quel nome avevano rovesciato…).
in una gabbia di cemento armato.

Figurarsi la ressa.
Ma questo non interessa.
Cosa più sbalorditiva,
la malattia si rivelò infettiva,
e un po' alla volta in tutta la città
si diffuse il bacillo
della verità.
Dottori, poliziotti, autorità
tentarono il possibile
per frenare l’epidemia.
Macché, niente da fare:
dal più vecchio al più piccolino
la gente ormai diceva
pane al pane, vino al vino,
bianco al bianco, nero al nero:
liberò il prigioniero,
lo elesse presidente,
e chi non mi crede
non ha capito niente.

Gianni Rodari - I cinque libri
La bugia by Salvator Rosa





































Sincerità: Piuttosto che vincere imbrogliando, preferirei addirittura fallire con onore (Sofocle)


3 commenti:

chyenne ha detto...

Ciao Pierpaolo,
grazie per questa "perla" di Rodari che si aggiunge alle altre.
I suoi versi sono attualissimi ..... come i versi di Fabrizio de Andrè. E' audace accostare questi due poeti?
alla prox
cheyenne

Pierangelo ha detto...

@cheyenne:

non sono Pierpaolo (come Pasolini), ma Pierangelo (come Bertoli). Al momento, ma sotto il cielo stiamo, di salute sto meglio di entrambi. :-)

Accostamenti audaci ne facciamo a iosa; nel mio cervello stanno vicine vicine persone che non avrebbero sopportato l'idea neanche di vivere nella stessa città.

Ringrazio io te che segui questo blogghetto. Se vuoi uscire dall'anonimato, fatti vivo/a su FB, magari facendo presente che sei cheyenne.

cheyenne ha detto...

sorry, mi sono accorta di aver sbagliato nome solo dopo aver inviato, dimenticando l'anteprima, azzz...!

Davvero non ricordi il mio nick? mi spiace :-(
Avevo scritto qualcosa sul tuo blog circa un annetto fa. Vabbè i dettagli su FB, sempre che io riesca a registrarmi con Ubuntu, sto incontrando difficoltà, sono alle prime armi con Linux ...
ciao