venerdì 26 settembre 2008

Il giuramento di Ipocrita

Festa dei Santi medici Cosma e Damiano ad Alberobello
La devozione ai Santi Medici è intensa e diffusa in Puglia, in particolare negli importanti santuari di Alberobello e di Bitonto. Cosma e Damiano, due fratelli gemelli di origine araba convertiti al Cristianesimo, curavano gli ammalati senza miracoli né stregoneria, ma con la loro scienza e la loro dedizione. Ad essi si deve il primo trapianto della storia, quando sostituirono la gamba ulcerata di un loro paziente con quella di un etiope morto di recente. Facevano passare le emorragie alle donne e una volta, presi dall'entusiasmo, guarirono anche un dromedario che non stava tanto bene. I due fratelli andarono sempre d'accordo, ma una volta litigarono di brutto: quando Damiano accettò da una paziente tre uova, giusto perché la donna non ci rimanesse male, come compenso per una guarigione, Cosma fece un'iradiddio.

Infatti i due medici erano anàrgiri, cioè avevano in antipatia il denaro. Lo facevano perché Cristo aveva per primo operato guarigioni senza ricevere nulla in cambio, affidando poi ai suoi discepoli questa consegna: "Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. (Mt. 10,8)". D'altronde anche il mitico Asclepio esortava così i medici suoi discepoli: "Darete delle cure gratuitamente, se c'è da soccorrere un povero o uno straniero, perché dove c'è l'amore degli uomini c'è l'amore dell'arte".

Il giuramento di Ippocrate è il giuramento che i medici ed i dentisti prestano prima di iniziare la professione. Nella forma antica contiene parole omesse nella forma moderna: "Regolerò il tenore di vita per il bene dei malati".

Lungi dalle generalizzazioni, c'è qualcuno che altro che 3 uova si prende, ma certi frittatoni! San Cosma lo vedo molto scuro in volto.


1 commenti:

cheyenne ha detto...

Caro Pierangelo, e ci credo che San Cosma è sempre più scuro in volto.
Mi affido alla lirica che ...sempre attuale è...

"Ridi Pagliaccio" del Leoncavallo

dal dialogo tra Silvio, Nedda e Canio:

Vesti la giubba e la faccia infarina.
La gente paga e rider vuole qua.
E se Arlecchin t'invola Colombina,
ridi, Pagliaccio... e ognun applaudirà!

Tramuta in lazzi lo spasmo ed il pianto;

in una smorfia il singhiozzo e il dolor...
Ridi, Pagliaccio, sul tuo amore infranto!
Ridi del duol che t'avvelena il cor!