venerdì 14 dicembre 2012

Le tribù vivono di tabù

COME IN SPIAGGIA NON FARSI SCAMBIARE PER UN VENDITORE D'ACCENDINI

Attenzione: il problema non è farsi scambiare per poveri se si è ricchi o per stupidi se si è intelligenti, o del Milan se si è della Roma; questi sarebbero tutto sommato fastidi marginali. Allora, quale è il problema? Bene. Immaginate di essere neri di pelle e non abitare in Africa: la prima cosa è che tutti gli altri vi guardano come uno diverso, persino quelli che non vi guardano per niente. Non è chiaro? Beh, forse alcuni hanno già capito, si pensi a come poteva sentirsi il Signor K al cospetto del tribunale. Ma ascoltate

Dunque.
Voi non avete deciso di fare il venditore d'accendini in spiaggia e, la vostra posizione attuale, semmai, è la seguente: siete da parecchi anni in Italia, avete una buona padronanza della lingua, anzi, siete anche laureato con 110 e lode e un bacio sulla bocca da parte del Rettore Chiarissimo; proprio per questi requisiti svolgete un'attività molto importante; tale lavoro, lo fate con molta soddisfazione, siete molto gratificati, motivati, e guadagnate pure un fracasso di soldi.
Se siete sposato, convivente oppure siete uno scapolo d'oro, è relativo, tutto è relativo.
Comunque.
Chiunque siate, dopo un anno intero di lavoro, siete proprio stanchi, è giunto il momento di fare una lunga siesta, motivo per cui avete deciso di andare in vacanza e, secondo la vostra indole, vi siete orientati verso il mare (come del resto fanno tutti i grandi lavoratori, in particolare i tedeschi). Il caso volle che, parlando con i vostri amici-bene, in occasione di una cena-bene, tenutasi in una villa-bene in collina, mentre chiaccheravate di soldi potere e donne, i vostri amici vi hanno raccontato dell'ultima favolosa vacanza marina. E voi, avete deciso poi, con aristocratica leggerezza per il mare da vip (senza valutare i rischi psicologici di tale scelta).
Facciamo che siate arrivati alla vostra destinazione. A questo punto tralasciamo i particolari relativi alla spesa del pedaggio autostradale, le indicazioni che avete seguito per raggiungere il vostro albergo a cinque stelle prenotato molto prima della vostra partenza.
State già rispondendo alla cortese accoglienza che vi riservano alla reception: il titolo onorifico che vi affibbieranno sarà in base alle informazioni che avrete fornito, direttamente o indirettamente, al momento della prenotazione: ripensate alla prima telefonata intercorsa tra voi e il direttore: vi eravate presentati come il Dottor Manutengo Bangadunga, ed ora sarete chiamati con questo titolo, non solo dai dipendenti e dai collaboratori dell'albergo, ma anche dagli ospiti, con particolare riferimento agli olandesi, ai belghi, ai danesi, ai tedeschi, ecc., senza contare della giornalaia, della sig.ra della profumeria, della venditrice di scarpe e ciabatte, della tabaccaia, ecc. Non è assolutamente necessario domandarvi: "come fanno a sapere tutti gli abitanti della città che possedete il titolo quale Dottore, dal momento che siete arrivato da poche ore?”. Questa domanda vi potrà solo stancare il cervello. Ricordatevi che in questo momento voi non avete bisogno di fare delle masturbazioni mentali; non siete qui per questo. Il riposo psico-fisico è al momento, la cosa più importante. Certo, anche il sesso… con le tedesche… con la giornalaia ecc.

Si sappia comunque che molte delle cose che vi orbitano attorno dipendono da come vi siete presentati al momento della prenotazione. Vivete al cospetto di un giudizio animato da grandi categorie di tipo lombrosiano: l'eleganza del vostro abito, la cilindrata della vostra auto, le marche delle vostre valigie, il peso del vostro orologio (meglio se da due etti in su, tipo prosciutto), infine, ma non meno importante, gli occhiali Sting o Versace o, ancora meglio, Tyson che fa macio, sono tutti aspetti che indicano qualcosa della vostra anima. Male male che vi vada vi beccherete un'accoglienza tipo "Buon giorno Signore Bangadunga", credetemi, non è poco: ricordate sempre che la posta in gioco e la vostra salute psichica, non esagero.

Tra i possibili momenti critici c’è il problema del nome: gli addetti della reception non solo faranno un'immensa fatica a pronunciarlo ma, e soprattutto, dovete spiegarglielo: questo è il nome… e questo è il cognome… Problemini del resto, ai quali vi siete già abituati, non sarà sicuramente la prima né tanto meno l'ultima volta.
Se non volete proprio affrontare questa rottura di palle, prima di consegnare il vostro documento, dite subito di essere chiamati con un nome a loro più pronunciabile tipo Ciccio, Bubu, Dudù, Alì, ecc. E, ovviamente, non farete caso se per le strade sentirete molte padrone di cagnolini utilizzare affettuosamente gli stessi nomignoli che al vostro albergo usano riferendosi a voi. Ricordatevi sempre che siete qui per riposarvi; dimenticate la suscettibilità e/o la vulnerabilità.

Altro rischio non molto simpatico che potete correre consiste nell'essere accolti con uno sguardo, un pochino schifato se, per vostra sfortuna, avete denti d'oro davanti, che fanno riflesso con il neon della scrivania della reception. Uno status simbol diventa, in tutt’altra parte del pianeta una maccheronata. Ma lasciamo perdere.
Lasciamo tutti questi particolari, che non fanno altro che allontanarci dalla nostra meta prefissata, che è quella di andare in spiaggia, fare il bagno, esporre la schiena al sole, divorare tutti i raggi solari che Allah, misericordioso, glorioso, compassionevole ecc., ha messo a disposizione dell'umanità anche a quella parte di umanità con i visi pallidi.

Ore che siete finalmente in spiaggia: un poco di sano stupore. Com'è sorprendente la natura! Anche la vostra pelle si abbronza, se esposta al sole. Anzi preparatevi a rispondere a tutte le tedesche e le olandesi o chi per loro, che anche voi vi abbronzate, e più degli altri, e la spiegazione, scrivetela in un bigliettino e infilatela nel taschino del vostro pantaloncino: la pelle nera, siccome è piena di melanina, si abbronza all'ombra e molto velocemente. Ciò è dimostrato all’unanimità da tutti gli scienziati del mondo.

Qui iniziamo finalmente a fornirvi le indicazioni, che voi intelligentemente seguirete con precisione; orecchie ben aperte ed ascoltatemi bene perché, è proprio in spiaggia che si annida il pericolo più grande.
Dal momento in cui siete pronti, psicologicamente, per avviarvi verso la spiaggia, cioè dopo le prove di simulazioni fatte in camera rispetto a come vestirvi, come camminare lungo il marciapiede largo venti centimetri che collega il bar-ristorante alla spiaggia, come posare la vostra roba sullo sdraio, a come sedervi, ecc. tenendo sempre presente che dovete consegnare la chiave della vostra stanza d'albergo alla reception. Scusate qui mi dimenticavo una cosa importante rispetto la vostra stanza d'albergo: lasciatela in ordine: fate bene il letto, chiudete gli armadi, non lasciate per terra asciugamani bagnati, piuttosto non fatevi la doccia, siate ineccepibili, abbiate una condotta irreprensibile perfino nei minimi particolari tutto per evitare che gli addetti alle pulizie possano pensare che voi siate una persona incivile venuta da qualche giungla nera.
Ma rispetto a queste cose voi siete molto esperti, sapete prevenire questi piccoli incidenti di percorso.
Torniamo alla partenza verso la spiaggia e al grande pericolo che incombe: quello di essere scambiati per un venditore di accendini. Il lavoro del vù cumprà è uno di più antipatici che esistano (soprattutto per coloro che lo svolgono; non credeteci se qualcuno vi dice che lo fa per hobby, è una schiavitù e basta!) ma nel caso specifico sentire quel macaco del guardia spiaggia che vi grida dietro: “vai fuori dai coglioni” è un colpo mortale al vostro ruolo sociale-vacanziero-psico-attitudinale. Nessuna attitudine a spiegazioni imbarazzanti, grazie.

Bene, adesso mancano due minuti prima di uscire dal vostro albergo: siete già pronti psicologicamente e materialmente, avete indossato abiti eleganti, con giacca e cravatta, scarpe di cuoio, tutto made in Italy, avete la macchina fotografica al tracollo, gli occhiali da sole, rayban, avete già consegnato le chiavi all'addetto della reception.
La spiaggia che avete scelto sicuramente possiede quelle caratteristiche che corrispondono alle vostre esigenze.
Dovete solo tuffarvi. Ma non è il caso di affrettarvi, in quanto sapete che “la fretta è una pessima consigliera” e voi dovete fare mente-locale rispetto a cosa fare, quali atteggiamenti mantenere e quali comportamenti evitare. Un piccolo errore può costarvi il fatto, non solo di essere scambiati per quello che non siete, ma sentire una voce che vi grida dietro: "Vai fuori dai Coglioni, qui nessuno ha bisogno dei tuoi accendini", a volte seguita da una minaccia del genere: "Allontanati, altrimenti chiamo i vigili e, dopo, ti pentirai, perché in quattro e quattro otto ti troverai nella tua giungla".

Quindi, onde evitare tutti gli inconvenienti, e per scongiurare incidenti, dovete studiare minuziosamente ogni mossa. Allora seguite ancora, vi prego non annoiatevi, tutte le istruzioni qui di seguito elencate: così come siete, presentabilissimi, recatevi al bar della spiaggia, facendo finta di fare la colazione, nonostante l'abbiate già fatta in albergo. Consapevoli delle vostre strategie da seguire, siete al bar, vi avvicinate al banco e ordinate un caffè ristretto, mi raccomando, ristretto. Questo è il particolare che vi conferirà un’aura signorile: mai una persona avida ordinerebbe un ristretto, se mai un lungo per poi mettere tre bustine di zucchero; tutto, ovviamente per non spendere soldi per altri due caffè. Questa strategia vi garantirà il sorriso malizioso della ragazzina del banco, e a catena la silenziosa approvazione degli avventori, alcuni dei quali, tedeschi; sarebbe estremamente complicato spiegare perché è importante l’approvazione dei tedeschi, dovete fidarvi sulla parola. Non vi piace il caffè? Potrebbe essere un problema ma c’è la soluzione B: avvicinatevi alla spiaggia con una copia del Sole 24 Ore che dovete portare senza ostentare ma in modo visibilissimo. Essere capaci di farlo con la dovuta disinvoltura, come fanno i commercialisti svizzeri, è sommamente importante e vi garantirà il rispetto, anzi l’ammirazione di tutti e tutte, comprese le tedesche.

A questo punto, ci starebbe bene una lunga digressione psico-sociologico-economica sul perché è bene evitare di essere scambiati per dei vù cumprà se non lo si è: è lo stesso problema che ebbero i tedeschi dopo la caduta del nazismo: applicando le suddette categorie para-lombrosiane, bastava chiamarsi Franz e avere i capelli biondi per essere scambiati per nazisti. Non trovi nessuna che te la da.

Hamid Barole Abdu (su gentile concessione dell'autore)

dall'antologia "Migrantemente. Il popolo invisibile prende la parola (Il vento del Sud)" a cura di Sabatino Annecchiarico, EMI Editrice Missionaria Italiana, 2005





Tribù
Dirotta su Cuba - Nonostante tutto… - 1996

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