martedì 7 aprile 2009

Marta, la scheda perforata

Close-up of a Silhouetted Ant by Mattias KlumC’è un proverbio orientale che dice: “Se una notte nera, su una pietra nera, c’è una formica nera, Dio la vede e la ama”.

Piacque tanto a Marta, che se lo trascrisse su un taccuino. Marta lavora in una grande fabbrica di scarpe, del nord. Ogni tanto viene a Molfetta per trovare sua madre che vive in un cronicario, e il fratello più piccolo rinchiuso nel supercarcere di Trani.

Un giorno mi disse che non ce la faceva più. Non per i soldi. Di quelli, anzi, gliene avanzavano. Ma per la qualità della vita che il destino le aveva imposto. Costretta a bullonare tomaie tutto il giorno, lei, che si era diplomata al liceo artistico col massimo dei voti, si sentiva solo una scheda perforata. Un numero di matricola. Una donna senza volto, meno valida della busta-paga che riceveva il 27 di ogni mese. Non aveva neppure trent’anni, ma le pareva di essere più vecchia di sua madre. Anche sua madre, del resto, era una cifra. Un cartellino collocato sulla carrozzella, sospinta nell’incrocio di altre cinquanta carrozzelle dell’ospizio.

Mentre mi diceva queste cose, Marta si mise a piangere perché sua madre quella volta, più incurvata del solito, non le aveva nemmeno sorriso. Eppure era venuta da lontano proprio per lei. Per lei e per Gianni, suo fratello. Quanta fatica per poter avere un colloquio nel carcere. Doveva firmare tante carte, occorrevano tanti timbri, erano necessari tanti visti.

Ogni volta che partiva per il nord, in treno, si ripeteva tutto quello che doveva dirgli. Ma quando poi se lo trovava davanti, con i capelli corti e la barba lunga, a vederlo così triste, non si ricordava più nulla. Lo fissava, col groppo alla gola. Nella nebbia delle lacrime Gianni perdeva i suoi tratti e il suo volto diveniva identico a quello opaco degli altri. Allora, per un maledetto sortilegio, le sembrava che le sbarre del parlatorio la dividessero dall’ombra di suo fratello più degli interminabili chilometri percorsi in treno.

Povera Marta! Fu a questo punto che le citai il proverbio della formica nera, e mi parve molto sollevata, davvero! Disse: "Oh, che bello! Fammelo scrivere! Fammelo annotare sul taccuino!".

Le dissi che davanti a Dio non diventiamo mai un numero, ma rimaniamo sempre volto. E che lui ci contrassegna non sulla base del codice fiscale, ma in forza della nostra identità irripetibile, esclusiva, unica.
Non adopera con nessun altro il Tu! che rivolge a ciascuno di noi.
Non usa con nessun altro la stessa gradazione di intimità.
Quel Tu! detto a te non è uguale a quello detto al fratello, alla sorella, al vescovo, alla consacrata.

don Tonino Bello - L'attesa si fa danza



2 commenti:

cheyenne ha detto...

Don Tonino Bello

[...]"Voglio sfogare con qualcuno la tristezza che mi devasta l'anima
in questi giorni, alla vista di tanti stranieri che hanno invaso l'Italia, e verso i quali la nostra civiltà, che a parole si proclama multirazziale, multiculturale, multietnica e multireligiosa, non riesce a dare accoglienze che abbiano sapore di umanità.

So bene che il problema dell'immigrazione richiede molta avvedutezza e merita risposte meno ingenue di quelle fornite da un romantico altruismo. Capisco anche che "le buone ragioni" dei miei concittadini
che temono chi sa quali destabilizzazioni negli assetti consolidati del loro sistema di vita.

Ma mi lascia sovrapensiero il fatto che si stentino a capire "le buone ragioni" dei poveri allo sbando e che, in
questo esodo biblico, non si riesca ancora a scorgere l'inquietante malessere di un mondo oppresso dall'ingiustizia e dalla misera [...]


(è necessario) vincere gli istinti xenofobi che ci dormono dentro, che
si ammantano di ragioni patriottiche. Che scatenano, all'interno delle
nostre raffinatissime città, inqualificabili atteggiamenti di rifiuto, di discriminazione, di violenza, di razzismo. E che implorano le Istituzioni, con martellante coralità, rigorosi provvedimenti di forza.

Siamo vittime di una insopportabile prudenza e scorgiamo sempre
angoscianti minacce dietro l'angolo. Perchè lo straniero mette in crisi
sostanzialmente due cose: la nostra sicurezza e la nostra identità"



fonte: A. Bello - Ad Abramo e la sua discendenza - ed. La Meridiana -

Aliza ha detto...

bellissimo post, grazie.
La vita può essere dura ma non ci allontana dall'amore di Dio, anzi lo possiamo sperimentare...un abbraccio A