mercoledì 21 maggio 2008
martedì 20 maggio 2008
Napoli, da malata a convalescente
Tratto dal film del 1976 Signore e signori, buonanotte
Episodio Trittico napoletano
(diretto probabilmente da Nanni Loy)
Strepitoso Mastroianni! La sua assistente è una Monica Guerritore diciottenne.
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Sono più sereno
Sono più sereno
Le vibrazioni - Le vibrazioni - 2003
Sarò sempre, lo prometto, un po' più sano e sincero
se rimarrò fresco come una rosa nonostante mutazioni transgeniche
che aggrediscono i colori ed i sapori
Ogni giorno farò il possibile per sopravvivere in mezzo al frastuono
ed ogni giorno vivrò un po' meglio
sapendo che oltre le nubi il sereno c'è
Aspetterò come tutti le creature dal cielo
consolidando in me l'aspettativa
che ci possano salvare dalle morali
etiche, bisbetiche, un po' banali
Ogni giorno farò il possibile per sopravvivere in mezzo al frastuono
ed ogni giorno vivrò un po' meglio
sapendo che oltre le nubi il sereno c'è
oltre le nubi è più sereno
e forse sono anch'io più sereno
oltre le nubi è più sereno
sono più sereno
sereno
Ogni giorno farò il possibile per sopravvivere in mezzo al frastuono
ed ogni giorno vivrò un po' meglio
sapendo che oltre le nubi il sereno c'è
ed ogni giorno vivrò un po' meglio
sapendo che oltre le nubi il sereno c'è
Sono più sereno
Sono più sereno
Sono più sereno
ed ogni giorno vivrò un po' meglio
sapendo che oltre le nubi il sereno c'è
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Pierangelo
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lunedì 19 maggio 2008
Vieni a ballare in Puglia
Vieni a ballare in Puglia
Caparezza - Le dimensioni del mio caos - 2008
I delfini vanno a ballare sulle spiagge.
Gli elefanti vanno a ballare in cimiteri sconosciuti.
Le nuvole vanno a ballare all’orizzonte.
I treni vanno a ballare nei musei a pagamento.
E tu, dove vai a ballare?
Vieni a ballare in Puglia Puglia Puglia,
tremulo come una foglia foglia foglia.
Tieni la testa alta quando passi vicino alla gru,
perché può capitare che si stacchi e venga giù.
Ehi turista, so che tu resti in questo posto italico.
Attento, tu passi il valico
ma questa terra ti manda al manicomio.
Mare Adriatico e Ionio,
vuoi respirare lo iodio
ma qui nel golfo
c’è puzza di zolfo,
che sta arrivando il demonio.
Abbronzatura da paura con la diossina dell'ILVA,
qua ti vengono pois più rossi di Milva
e dopo assomigli alla Pimpa.
Nella zona spacciano la moria più buona:
c’è chi ha fumato veleni all'ENI,
chi ha lavorato ed è andato in coma;
fuma persino il Gargano,
con tutte quelle foreste accese.
Turista tu balli e tu canti,
io conto i defunti di questo Paese,
dove quei furbi che fanno le imprese,
no, non badano a spese;
pensano che il protocollo di Kyoto sia un film erotico giapponese.
[Rit.]Vieni a ballare in Puglia Puglia Puglia
dove la notte è buia buia buia,
tanto che chiudi le palpebre e non le riapri più.
Vieni a ballare e grattati le palle pure tu,
che devi ballare in Puglia Puglia Puglia,
tremulo come una foglia foglia foglia.
Tieni la testa alta quando passi vicino alla gru
perché può capitare che si stacchi e venga giù.
È vero, qui si fa festa, ma la gente è depressa e scarica:
ho un amico che per ammazzarsi ha dovuto farsi assumere in fabbrica.
Tra un palo che cade ed un tubo che scoppia,
in quella bolgia si accoppa chi sgobba;
e chi non sgobba si compra la roba e si sfonda, finché non ingombra la tomba.
Vieni a ballare, compare, nei campi di pomodori,
dove la mafia schiavizza i lavoratori,
e se ti ribelli vai fuori.
Rumeni ammassati nei bugigattoli come pelati in barattoli.
Costretti a subire i ricatti di uomini grandi ma come coriandoli.
Turista tu resta coi sandali, non fare scandali se siamo ingrati
e ci siamo dimenticati d’essere figli di emigrati.
Mortificàti, non ti rovineremo la gita.
Su, passa dalla Puglia, passa a miglior vita.
[Rit.]Vieni a ballare in Puglia Puglia Puglia
dove la notte è buia buia buia,
tanto che chiudi le palpebre e non le riapri più.
Vieni a ballare e grattati le palle pure tu,
che devi ballare in Puglia Puglia Puglia
dove ti aspetta il boia boia boia.
Agli angoli delle strade spade più di re Artù,
si apre la voragine e vai dritto a Belzebù.
O Puglia Puglia mia tu Puglia mia,
ti porto sempre nel cuore quando vado via.
E subito penso che potrei morire senza te.
E subito penso che potrei morire anche con te.
Silenzio! Silenzio in aula! Il signor Rezza Capa è accusato di vilipendio al turismo di massa e di infamia verso il fronte. L'imputato ha qualcosa da rettificare?
Non ora signor giudice, sto giocando ai videogames.
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Se tu non torni
| Si tu non vuelves Miguel Bosè (feat. Shakira) - Papito - 2007 Si tú no vuelves se secarán todos los mares y esperaré sin ti tapiado al fondo de algún recuerdo Si tú no vuelves mi voluntad se hará paqueña… Me quedaré aquí junto a mi perro espiando horizontes Si tú no vuelves no quedarán más que desiertos y escucharé por si algún latido le queda a ésta tierra Que era tan serena cuando me querías habia un perfume fresco que yo respiraba era tan bonita, era así de grande no tenía fin… Y cada noche vendrá una estrella a hacerme compañía que te cuente cómo estoy y sepas lo que hay Dime amor, amor, amor estoy aqui ¿no ves? Si no vuelves no habrá vida no sé lo que haré Si tú no vuelves no habrá esperanza ni habrá nada Caminaré sin tí con mi tristeza bebiendo lluvia | Se tu non torni Miguel Bosè - Sotto il segno di Caino - 1994 Se tu non torni non tornerà neanche l'estate e resteremo qui io e mia madre a guardare la pioggia. Se tu non torni non torneranno neanche le rondini e resteremo qui io e mio padre a guardare il cielo. Se tu non torni non tornerà nemmeno il sole e resteremo qui io e mio fratello a guardare la terra… …Che era così bella quando ci correvi con un profumo d'erba che tu respiravi era così grande se l'attraversavi e non finiva mai. Così stanotte voglio una stella a farmi compagnia che ti serva da lontano ad indicarti la via così amore amore amore, amore dove sei? Se non torni non c'è vita nei giorni miei. Se tu non torni non torneranno i bei tramonti e resterò con me a contemplare la sera… …Che era così bella quando ci correvi con un profumo d'erba che tu respiravi era così grande se l'attraversavi e non finiva mai. Così stanotte voglio una stella a farmi compagnia che ti serva da lontano ad indicarti la via così amore amore amore, amore dove sei? Se tu non torni non c'è vita nei giorni miei. |
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domenica 18 maggio 2008
Dove eravamo rimasti?
Dunque, dove eravamo rimasti? Potrei dire moltissime cose e ne dirò poche. Una me la consentirete: molta gente ha vissuto con me, ha sofferto con me questi terribili anni. Molta gente mi ha offerto quello che poteva, per esempio ha pregato per me, e io questo non lo dimenticherò mai. E questo "grazie" a questa cara, buona gente, dovete consentirmi di dirlo. L'ho detto, e un'altra cosa aggiungo: io sono qui, e lo so anche, per parlare per conto di quelli che parlare non possono, e sono molti, e sono troppi; sarò qui, resterò qui, anche per loro. Ed ora cominciamo, come facevamo esattamente una volta.
Enzo Tortora
(20 febbraio 1987, alla prima apparizione in televisione dopo un'assenza di 3 anni per l'accusa di collusione di stampo camorristico)
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Io non ho Patria
Non discuterò qui l'idea di Patria in sé. Non mi piacciono queste divisioni.
Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso; io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri.
E se voi avete il diritto, senza essere richiamati dalla Curia, di insegnare che italiani e stranieri possono lecitamente anzi eroicamente squartarsi a vicenda, allora io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi. E almeno nella scelta dei mezzi sono migliore di voi: le armi che voi approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto.
Don Lorenzo Milani - L'obbedienza non è più una virtù - 1965
Segnalo con piacere il blog Nessuno escluso e invito tutti a sottoscrivere l'appello contro il razzismo e la discriminazione.
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venerdì 16 maggio 2008
L'agnello di Dio
L'agnello di Dio
Francesco De Gregori - La valigia dell'attore - 1997
Ecco l'agnello di Dio che toglie peccati del mondo.
Disse la ragazza slava venuta allo sprofondo.
Disse la ragazza africana sul raccordo anulare.
Ecco l'agnello di Dio che viene a pascolare.
E scende dall'automobile per contrattare.
Ecco l'agnello di Dio all'uscita dalla scuola.
Ha gli occhi come due monete,
il sorriso come una tagliola.
Ti dice che cosa ti costa, ti dice che cosa ti piace.
Prima ancora della tua risposta ti dà un segno di pace.
E intanto due poliziotti fanno finta di non vedere.
Oh, aiutami a fare come si può, prenditi tutto quello che ho.
Insegnami le cose che ancora non so, non so.
E dimmi quanto maschere avrai e quanto maschere avrò.
Ecco l'agnello di Dio vestito da soldato,
con le gambe fracassate, con il naso insaguinato.
Si nasconde dentro la terra, tra le mani ha la testa di un uomo.
Ecco l'agnello di Dio venuto a chiedere perdono.
Si ferma ad annusare il vento ma nel vento sente odore di piombo.
Percosso e benedetto ai piedi di una montagna.
Chiuso dentro una prigione, braccato per la campagna.
Nascosto dentro a un treno, legato sopra un altare.
Ecco l'agnello che nessuno lo può salvare.
Perduto nel deserto, che nessuno lo può trovare.
Ecco l'agnello di Dio senza un posto dove stare.
Ecco l'agnello di Dio senza un posto dove stare.
Oh, aiutami a stare dove si può e prenditi tutto quello che ho.
Insegnami le cose che ancora non so, non so.
E dimmi quanto maschere avrai, regalami i trucchi che fai,
insegnami ad andare dovunque sarai, sarò.
E dimmi quanto maschere avrò.
Se mi riconoscerai, dovunque sarò, sarai.
Da oggi fino al 22 maggio gli utenti di Repubblica.it potranno scaricare il brano di Francesco De Gregori Celebrazione, in anteprima sull'uscita (il 23 maggio) del suo nuovo album Francesco De Gregori, per brevità chiamato artista. Per poter scaricare gratuitamente il brano gli utenti di Repubblica.it dovranno registrarsi
SCARICA IL BRANO
L'album è un'"autobiografia fantasticata", una sorta di "ritratto" di un uomo vicino ai 60 anni. Nel tour che si è concluso poche settimane fa De Gregori ha presentato dal vivo in anteprima al suo pubblico tre brani del nuovo album Finestre rotte, Celebrazione e Per brevità chiamato artista. Celebrazione ha già creato parecchie polemiche dopo che De Gregori l'aveva cantata in un concerto a Fossano: è una rock ballad nel più classico stile del cantautore romano, ma il testo è una critica rivolta alle infinite celebrazioni per i 40 anni del '68, che per il cantautore romano è una zona da cui tenersi lontani.
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Gente con corazòn
Viva la gente
Ho visto stamattina mentre andavo a lavorar
il lattaio, il postino e la guardia comunal.
Per la prima volta vedo gente intorno a me.
Ieri non ci badavo non so proprio perché.
Viva la gente la trovi ovunque vai
viva la gente simpatica più che mai!
Se più gente guardasse alla gente con favor
avremmo meno gente difficile
e più gente di cuor
avremmo meno gente difficile
e più gente di cuor.
Dal nord e dal sud li vedevo arrivar
come grandi fiumi che discendon verso il mar.
Quasi una gran festa fatta apposta per un re.
Vale più delle cose la gente intorno a me.
Viva la gente la trovi ovunque vai
viva la gente simpatica più che mai!
Se più gente guardasse alla gente con favor
avremmo meno gente difficile
e più gente di cuor
avremmo meno gente difficile
e più gente di cuor.
Dentro tutti quanti c'è del bene c'è del mal,
ma in fondo ad ogni cuore è nascosto un capital.
Ed ora un sol pensiero mi assilla notte e dì:
renderli sempre più grandi, che Dio vuole così.
Viva la gente la trovi ovunque vai
viva la gente simpatica più che mai!
Se più gente guardasse alla gente con favor
avremmo meno gente difficile
e più gente di cuor
avremmo meno gente difficile
e più gente di cuor.

Di che colore è la pelle di Dio
Buona notte dissi al mio bambino
tanto stanco quando il giorno finì.
Allora chiese: "Dimmi, papà,
la pelle di Dio che colore ha?"
Rit.: Di che color è la pelle di Dio?
Di che color è la pelle di Dio?
E' nera, rossa, gialla, bruna, bianca, perché
lui ci vede uguali davanti a sé.
Lui ci vede uguali davanti a sé.
Con l'occhio innocente egli mi guardò,
mentire non potevo quando domandò:
"Perché le razze s'odiano, papà,
se per Dio siamo una sola umanità?"
Rit.
"Questo, figliolo, non continuerà,
l'uomo al fine imparerà
come dobbiamo vivere noi
figli di Dio da ora in poi."
Rit.
Dio ci ha dato l'opportunità
di creare un mondo di fraternità.
Le razze diverse devono andar
saldamente unite da mar a mar.
Rit.
Disse un uomo all'America:
"Per essere unita sei fatta tu.
Un mondo nuovo può iniziare, perché
tutte le razze sono un vanto per te."
Rit.
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giovedì 15 maggio 2008
Dopo un grande dolore
| After great pain After great pain, a formal feeling comes -- The Nerves sit ceremonious, like Tombs -- The stiff Heart questions was it He, that bore, And Yesterday, or Centuries before? The Feet, mechanical, go round -- Of Ground, or Air, or Ought -- A Wooden way Regardless grown, A Quartz contentment, like a stone -- This is the Hour of Lead -- Remembered, if outlived, As Freezing persons, recollect the Snow -- First -- Chill -- then Stupor -- then the letting go -- | Dopo un grande dolore Dopo un grande dolore viene un senso solenne, i nervi siedono cerimoniosi come tombe. Il cuore irrigidito chiede se proprio lui Ha sopportato. E se fu ieri o secoli fa. I piedi vagano attorno come automi Per un’arida via Se di terra, d’aria o niente, Ormai indifferenti: Appagamento di quarzo, come pietra. Questa è l’ora di piombo, e chi le sopravvive La ricorda come gli assiderati Rammentano la neve: Prima il gelo… poi il torpore… poi l’abbandono… C’è, infine, il lasciarsi andare… |
Emily Dickinson
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mercoledì 14 maggio 2008
Dipende da quello che si dice
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Il cuore è uno zingaro
Alle porte della città
aspetto
un sorriso.
Tu hai ballato nel bagliore del fuoco,
con la musica del mio violino,
ma non hai visto
la mia tristezza.
Alle porte della città
aspetto
una mano.
Sei venuto nella mia tenda,
ti sei riscaldato al fuoco,
ma non hai calmato
la mia fame.
Alle porte della città
aspetto
una parola.
Hai scritto lunghi libri
hai posto mille domande,
ma non hai aperto
la mia anima.
Alle porte della città
aspettano con me
molti zingari.
"Mauso" Olimpio Cari
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09:42

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martedì 13 maggio 2008
Han fatto a meno del nostro coraggio
Se lunedì 13 Maggio 1968 è ricordato come il momento clou del Maggio francese, con quello sciopero generale indetto dagli studenti che paralizzò la Francia, io purtroppo non c'ero, dato che il giorno prima, per la verità assai commosso, avevo fatto la Prima Comunione. La mia generazione, quella del baby boom, quella che adesso si candida a classe dirigente, portava ancora il grembiule nero col fiocchetto azzurro a coprire i pantaloni corti e le ginocchia sbucciate. Ciò non esclude che quegli eventi ci abbiano segnato profondamente, con risultati contraddittori, ed i contenuti di questo blog ne sono in qualche modo testimonianza.
Aspettavamo che arrivasse il nostro turno, ma la repressione ci colse di sorpresa, al punto che quando finalmente toccava a noi non c'erano più spazi, mancava un progetto. Nel 1975 Venditti ben descriveva che cosa stava succedendo:
"Compagno di scuola, compagno di niente
ti sei salvato dal fumo delle barricate?
Compagno di scuola, compagno per niente
ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?"
Se stavano in queste condizioni i nostri fratelli maggiori, figuriamoci noi. Abbiamo ricevuto in eredità le frattaglie del movimento, stronzate tipo "il riflusso", un sacco di violenza e terrorismo, slogan deficienti come "il personale è politico" e siringhe di eroina a volontà. Hanno veramente voluto fare a meno del nostro coraggio.
Eppure quello che è successo in quegli anni convulsi è stato talmente straordinario, ha segnato una trasformazione così profonda del modo di pensare, di vivere, di sentire, che non può essere che adesso, a distanza di appena 40 anni, quei valori che rappresentano la nostra formazione siano andati completamente dispersi.
- Metto in testa Papa Giovanni ed il Concilio Vaticano II: un'idea di Chiesa popolo di Dio che fa proprie le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi.
- Quindi l'internazionalismo che nasce dall'accorgersi che siamo, per dirla con gli U2, one love, one blood, one life.
- Il pacifismo e la non violenza.
- Il rispetto per la natura.
- Una maggiore naturalità nel modo di parlare, di vestire, di fare l'amore.
- Il nuovo ruolo della donna, che costringe a reinventare un nuovo ruolo del maschio e dei rapporti familiari.
- La coscienza dell'importanza del bene comune.
- Il saper gestire il conflitto generando il dialogo.
Le ideologie sono tutte andate in crisi, ma qui non si tratta di ideologie, ma di valori, per me fondanti e non negoziabili.
Con qualche acciacco in più, ma con un sacco di coraggio inutilizzato rimasto dentro:
"verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti"
Questo articolo è stato gentilmente pubblicato anche su Fuoriregistro
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lunedì 12 maggio 2008
E non finisce mica il cielo
E non finisce mica il cielo, se una nazione non ricorda le sue voci migliori, i suoi interpreti più appassionati, le sue ugole più profonde, sensuali, veraci. No, non finisce mica il cielo in questa italietta berluscona dei conflitti d’interesse dilaganti che non lasciano tempo per ricordare una piccola grande donna che ci ha dato così tanto per avere in cambio così poco, amore del pubblico a parte. Non le è bastato e il suo cielo è finito e il nostro si è fatto più povero e scuro, il nostro orizzonte sonoro più limitato, senza quel suo canto libero maturato nel sole nel sale, nel Sud.era la prefazione al libro di Pippo Augliera: "Mia Martini. La regina senza trono"
Ribelle nell’era delle canzonette, signora dei cantautori quando ancora non era di moda, partenopea adottiva, Mimì - ha ragione il principe De Gregori - sarà ancora: fa troppo male parlare di lei al passato. Troppo forte - e viva - l’emozione che ci provoca il riascoltarla, l’assenza è davvero un assedio, riecco Piero Ciampi, riecco qualcuno che come lei cantava per esigenza di vita, per consumare la propria vita.
Chi l’ha conosciuta non ne ricorda solo la voce, lo sguardo capace di attraversarti come nel tentativo di essere altrove, il sorriso a volte forzato, ma il profumo, l’odore dolce eppure pungente che l’avvolgeva quasi a neutralizzare i brutti odori del mondo, del mal di vivere che di solito aveva dentro. Queste pagine non sono Mimì, Mimì non è più, Mimì è stata, Mimì sarà. Queste pagine sono un regalo d’amore, un grazie doveroso da parte di chi sa quanta fatica e quanta passione, quanta vita e quante vite possano esserci dentro una canzone. Un flashback che ne provoca altri: ricordo quando Mia fu accolta da Roberto Murolo nella sua casa napoletana, al Vomero, dicendo “Ma come canta bene questa guagliona”; ricordo il suo volto illuminato quando dalla nostra Calabria le avevo portato dei canti popolari e soprattutto dei peperoncini rossi come il fuoco e l’amore, quello vero che brucia in gola e nel corpo e nel cuore; ricordo quanto festeggiò tra i tifosi gli scudetti del Napoli e i goal-canzoni-minuetti di Maradona; ricordo…
E non finisce mica il cielo, è vero, ma beato quel paese che sa capire quanto contano le sue piccole grandi donne prima che finisca il loro cielo. Perché il cielo non è sempre più blu, come cantava un altro piccolo grande calabrese.
E non finisce mica il cielo
(testo e musica di Ivano Fossati)
Mia Martini - 1982 (contenuto nella raccolta La neve, il cielo, l'immenso)
E non finisce mica il cielo
Anche se manchi tu
Sarà dolore o è sempre cielo
Fin dove vedo.
Chissà se avrò paura
O il senso della voglia di te
Se avrò una faccia pallida e sicura
Non ci sarà chi rida di me
Se cercherò qualcuno
Per ritornare in me
Qualcuno che sorrida un po' sicuro
Che sappia già da sé.
Che non finisce mica il cielo
E se la verità
Possa restare in questo cielo
Finché ce la farà
Se avrò una faccia
Pallida e sicura, sicura.
Non ci sarà chi rida di me.
Perché io avrò qualcuno,
Perché aspettando te…
Potrei scoprirmi ancora sulla strada
Per ritornare me, per ritornare in me,
Per ritornare in me
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domenica 11 maggio 2008
Il mormorìo di un vento leggèro
Elia si inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto un ginepro. Desideroso di morire, disse: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». Si coricò e si addormentò sotto il ginepro. Allora, ecco un angelo lo toccò e gli disse: «Alzati e mangia!». Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia cotta su pietre roventi e un orcio d'acqua. Mangiò e bevve, quindi tornò a coricarsi. Venne di nuovo l'angelo del Signore, lo toccò e gli disse: «Su mangia, perché è troppo lungo per te il cammino». Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza datagli da quel cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l'Oreb.
Ivi entrò in una caverna per passarvi la notte, quand'ecco il Signore gli disse: «Che fai qui, Elia?». Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita». Gli fu detto: «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore». Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. Come l'udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna. Ed ecco, sentì una voce che gli diceva: «Che fai qui, Elia?»
(1Re 19,4,13)
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Ci sembra di essere immensamente ricchi
primissima cosa in ordine di disposizione è l'improvvisa partenza di Piero. Ieri sera è stato dimesso e mandato con la massima celerità a Legnano dove, molto probabilmente, rimarrà fino al giorno in cui sarà congedato.
Stamattina ho telefonato a D'Innella acché si dia da fare per l'avvicinamento dato che, stando a ciò che ha detto Piero, è una persona molto influente e se vuole può fare qualcosa. Personalmente ho poca fiducia di questa gente e sono certa che se avessi fatto come le altre volte di testa mia e non avessi avuto affidamento in nessuno, anche questa volta un altro mese di convalescenza a Piero non lo toglieva nessuno. Comunque doveva andare così ed ora non ci resta che sperare nell'avvicinamento e in un giorno migliore.
Dirle cosa significa per me non avere Piero vicino è inutile, sono talmente abituata alle sue cure che il ritrovarmi nuovamente sola è un vero tormento. Anche per lui questa volta la batosta è stata forte e immagino quanto gli sia stato duro staccarsi da me e in modo particolare dal bambino proprio ora che incominciava a conoscerlo. Purtroppo si stava tirando troppo la corda e devo ringraziare il Signore per averlo avuto vicino nei momenti più duri.
Il suo interessamento nei miei riguardi e del piccolo mi hanno commossa come sempre ed aiutata a sollevare di molto il mio morale a terra nel vero senso della parola. Non si preoccupi per il bambino perché è in buone mani e si fa l'impossibile acché non gli venga a mancare nulla. Ogni settimana lo faccio visitare dal professor Ungari, mio professore e primario dell'Ospedale Bambino Gesù, il quale si congratula sempre con me per il fatto che il bambino oltre a crescere bene è anche molto bello. A parte il fatto che agli occhi della mamma i figli sono sempre belli, Pierangelo è davvero meraviglioso e proprio ieri in tram è diventato il centro dell'attrazione.
Io e Piero siamo orgogliosi di lui (come lo sarà lei quando avrà modo di averlo vicino) e ci rende così felici che, se anche abbiamo mille preoccupazioni, tutte quelle di una famiglia alle prime armi, ci sembra di essere immensamente ricchi.
Ancora una volta la ringrazio per tutto ciò che ha fatto e fa per noi, non le nascondo che tutti questo mi mette in imbarazzo e spero in un giorno migliore per ricambiare tutto l'affetto che ha per Piero, Pierangelo e me.
Per il momento non ho bisogno di nulla in quanto, dal momento che sto sola, non vengo incontro a molte spese, anche perché ho un po' di provviste varie con le quali posso tirare avanti per un po' di tempo.
Tolte £6000 di pigione, spendo in media alla settimana tra le scatole di biscotti per Pierangelo (da una settimana circa a merenda gli do un biscotto al plasmon cotto nell'acqua e in più il latte mio) e spese varie meno di £1000.
In quanto al vestiario Pierangelo è al completo di tutto anche perché in previsione di un parto gemellare avevo preparato due corredini e quindi la prego di non fare cose impossibili. Io per il momento, per il bene del bambino, ritengo opportuno restare a Roma, e per il clima, e per tutto il resto, per quanto sinceramente parlando preferirei trasferirmi a Bari quando Piero si congeda. Tramite il Vescovo e altra gente del ramo ecclesiastico mi stanno trovando un impiego a Bari e quindici giorni prima di iniziare a lavorare mi trasferisco.
La commare di Pierangelo mi sta molto vicino e gran parte della giornata la passa con me.
Pierangelo piange da un pezzo per cui debbo lasciarla, anche se a malincuore, perché almeno per corrispondenza vorrei averla sempre vicino.
Dal momento che sono sola l'unica cosa a cui mi aggrappo è la posta, quindi se può scrivermi spesso lo faccia pure e mi renderà felice.
Baci cari da Pierangelo e da me tante affettuosità, eppoi tante.

Sono le uniche parole che mi sono rimaste di te, mamma. Che ne sapevi che quei progetti si sarebbero infranti contro un parabrezza appena sei mesi dopo, in quell'ultimo definitivo abbraccio? Ma forse si vede chiaramente dalle tue parole d'amore che il tuo progetto più grande ero io e per questo mi dovevo salvare io. E ancora adesso questo pensiero mi aiuta ad andare avanti nei momenti di sconforto. Eri fantastica anche con tuo suocero: quel dare del lei non è distanza ma rispetto, come forse non si usa più. Poi mi hanno cresciuto loro e sono stati veramente bravi. Grazie a tutti e un bacio in questo giorno speciale dedicato alle Mamme.
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giovedì 8 maggio 2008
Mica il Paese delle barzellette
"Forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la tv, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa. Tutto nel piano di Rinascita, che preveggenza, è finita proprio come dicevo io"
Licio Gelli
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Pierangelo
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martedì 6 maggio 2008
I cosiddetti fascisti
Questi uomini in camicia nera, d'altronde, noi li conoscevamo. Per farsi coraggio essi avevano bisogno di venire di notte. La maggior parte puzzavano di vino, eppure a guardarli da vicino, negli occhi, non osavano sostenere lo sguardo. Anche loro erano povera gente. Ma una categoria speciale di povera gente, senza terra, senza mestieri, o con molti mestieri, che è lo stesso, ribelli al lavoro pesante; troppo deboli e vili per ribellarsi ai ricchi e alle autorità, essi preferivano di servirli per ottenere il permesso di rubare e opprimere gli altri poveri, i cafoni, i fittavoli, i piccoli proprietari. Incontrandoli per strada e di giorno, essi erano umili e ossequiosi, di notte e in gruppo cattivi, malvagi, traditori. Sempre essi erano stati al servizio di chi comanda e sempre lo saranno. Ma il loro raggruppamento in un esercito speciale, con una divisa speciale, e un armamento speciale, era una novità di pochi anni. Sono essi i cosiddetti fascisti. La loro prepotenza aveva anche un'altra facilitazione. Ognuno di noi, fisicamente, valeva almeno tre di loro; ma cosa c'era di comune tra noi? che legame c'era? Noi eravamo tutti nella stessa piazzetta ed eravamo nati tutti a Fontamara; ecco cosa c'era di comune tra noi cafoni, ma niente altro. Oltre a questo, ognuno pensava al caso suo; ognuno pensava al modo di uscire, lui, dal quadrato degli uomini armati e di lasciarvi magari gli altri; ognuno di noi era un capo di famiglia, pensava alla propria famiglia. Forse solo Berardo pensava diversamente, ma lui non aveva né terra né moglie.
…
I cosiddetti fascisti, a varie riprese, come si udiva raccontare, avevano bastonato, ferito e anche ucciso persone contro le quali la giustizia non aveva nulla da dire e solo perché davano noia all'Impresario, e questo poteva anche sembrare naturale. Ma i feritori e gli assassini erano stati premiati dalle autorità, e questo era inspiegabile. Si può dire insomma che tutti i guai che da un qualche tempo ci capitavano, esaminati ad uno ad uno, non erano nuovi e di essi si potevano trovare numerosi esempi nelle storie del passato. Ma il modo come ci capitavano era nuovo e assurdo e non sapevamo darcene una qualsiasi spiegazione.
Ignazio Silone - Fontamara - 1949
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Pierangelo
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08:19

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giovedì 1 maggio 2008
Stasera torno prima
In Italia l'anno scorso 1341 persone sono uscite di casa…
…e non sono mai più tornate…
…erano solo andati a lavorare.
Stasera torno prima
Testo e musica di Mariella Nava
Ho messo qualche spicciolo qui in tasca
faccio in silenzio piano quando esco
mentre tu dormi e ancora troppo presto
tra il pane caldo ed il mattino fresco.
Che bello il viso tuo che insegue i sogni
potessi dare linea ai tuoi disegni
portarti chissà dove pure a rate
privarti più di niente
anche d'estate.
Amore mio non essere nervosa
lo so la fine di ogni mese pesa
ma guarda quanto siamo poca cosa…
Ho mani ruvide se ti accarezzo
e forse odoro anch'io come ogni attrezzo
nel ferro trappola del mio cantiere
solo l'attesa tua mi sa tenere.
La nostra vita stenta suda chiede
certo sto attento a dove metto il piede
che in tanta insicurezza Dio provvede…
Stasera torno prima
rumore e scintille
calore di fucina.
Stasera torno prima
tue braccia roventi
questa cabina.
Nell'aria acre la mia bocca asciutta
perfino questa bianca calce scotta
e intorno già la Primavera butta
non fa sentire la mia schiena rotta.
L'altezza non mi ha fatto mai paura
volo alla vetta dell'impalcatura
tanto lo sai quanto ho la pelle dura!
Stasera torno prima
nel battito a ritmo
tu ballerina.
Stasera torno prima
nella luce buona
di te in cucina…
Il metallo riflette il tramonto
lentamente si bagna d'argento
tra un minuto smonto contento
vedi amore…
Neanche uno spavento…
Stasera torno prima
ho visto qualcosa per te
in vetrina.
Stasera torno prima
e un bacio alla bambina
Stasera torno…
prima.
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Pierangelo
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23:00

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Etichette: al lavoro sicuri, canzoni, polis
Tutti gli animali sono uguali...
…ma alcuni sono più uguali degli altri.
George Orwell - La fattoria degli animali - 1944
Scena finale di Animal farm - film di animazione - 1954
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Pierangelo
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01:00

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mercoledì 30 aprile 2008
I believe I can fly
| I believe I can fly R. Kelly - Space Jam - 1996 I used to think that I could not go on And life was nothing but an awful song But now I know the meaning of true love I'm leaning on the everlasting arms 2-If I can see it, then I can do it If I just believe it, there's nothing to it 1-I believe I can fly I believe I can touch the sky I think about it every night and day Spread my wings and fly away I believe I can soar I see me running through that open door I believe I can fly I believe I can fly (Oh) I believe I can fly See I was on the verge of breaking down Sometimes the silence can seem so loud There are miracles in life I must achieve But first I know it starts inside of me (repeat 2, 1) Could I believe in it? (rpt 2, 1...) | Credo di riuscire a volare Ero abituato a pensare che non sarei riuscito ad andare avanti e la vita non era altro che una canzone orribile ma ora conosco che significa l'amore vero trovo il mio appoggio nelle braccia eterne Se lo posso immaginare, allora lo posso fare Se solo ci credo un po', allora non ci vuole niente Credo di riuscire a volare credo di poter toccare il cielo ci penso tutte le notti e tutti i giorni spiego le mie ali e volo via credo di riuscire a planare mi vedo mentre attraverso veloce quella porta aperta Sì, credo proprio di riuscire a volare Vedi, ero sull'orlo del collasso. Qualche volta il silenzio può sembrare così fragoroso Nella vita ci sono miracoli che io devo realizzare ma prima di tutto sono consapevole che tutto parte da dentro di me. Posso credere in questo? |
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Pierangelo
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08:52

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martedì 29 aprile 2008
Rimpatriata
| Reunion the cat sprayed in my computer and knocked it out. now I'm back to the old typer. it's tougher. it can handle cat spray, spilled beer and wine, cigarette and cigar ashes, damned near anything. reminds me of myself. welcome back, old boy, from the old boy. Charles Bukowski | Rimpatriata Il gatto m'ha spruzzato il computer e lo ha messo ko. Così rieccomi alla mia vecchia macchina da scrivere. È più resistente. Sopporta piscio di gatto, birra vino rovesciati, cenere di sigaro e sigaretta, praticamente ogni cazzo di cosa. Mi ricorda me stesso. Bentornata vecchia mia, dal vecchio tuo. | ![]() ![]() |
Chi l'avrebbe mai immaginato che c'era una poesia per celebrare la macchina da scrivere!
La Lettera 22 del nonno è in perfetta efficienza e la conservo come un cimelio. La cosa più curiosa era che non c'era il tasto per il numero uno ed al suo posto bisognava pigiare la elle minuscola. Lo stesso per lo zero che veniva aiutato dalla O maiuscola.
Ringrazio Suburbia per avermelo fatto notare e segnalo a tutti "Lettera 22", il primo reality ambientato in una macchina da scrivere.
Inoltre forse non tutti sanno che ad Ivrea, città sede dell'Olivetti, esiste un edificio, attualmente occupato dal Centro Congressi "La Serra", a forma di macchina da scrivere, dove i balconi sono disposti come i tasti.
E per completare il tributo, gustatevi questo strepitoso Renato Rascel.
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Pierangelo
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16:51

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