giovedì 2 luglio 2009

C'è tempo



C'è tempo
Ivano Fossati - Lampo viaggiatore - 2003

Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno che hai voglia ad aspettare
un tempo sognato che viene di notte
e un altro di giorno teso
come un lino a sventolare.

C'è un tempo negato e uno segreto
un tempo distante che è roba degli altri
un momento che era meglio partire
e quella volta che noi due era meglio parlarci.

C'è un tempo perfetto per fare silenzio
guardare il passaggio del sole d'estate
e saper raccontare ai nostri bambini quando
è l'ora muta delle fate.

C'è un giorno che ci siamo perduti
come smarrire un anello in un prato
e c'era tutto un programma futuro
che non abbiamo avverato.

È tempo che sfugge, niente paura
che prima o poi ci riprende
perché c'è tempo, c'è tempo c'è tempo, c'è tempo
per questo mare infinito di gente.

Dio, è proprio tanto che piove
e da un anno non torno
da mezz'ora sono qui arruffato
dentro una sala d'aspetto
di un tram che non viene
non essere gelosa di me
della mia vita
non essere gelosa di me
non essere mai gelosa di me.

C'è un tempo d'aspetto come dicevo
qualcosa di buono che verrà
un attimo fotografato, dipinto, segnato
e quello dopo perduto via
senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata
la sua fotografia.

C'è un tempo bellissimo tutto sudato
una stagione ribelle
l'istante in cui scocca l'unica freccia
che arriva alla volta celeste
e trafigge le stelle
è un giorno che tutta la gente
si tende la mano
è il medesimo istante per tutti
che sarà benedetto, io credo
da molto lontano
è il tempo che è finalmente
o quando ci si capisce
un tempo in cui mi vedrai
accanto a te nuovamente
mano alla mano
che buffi saremo
se non ci avranno nemmeno
avvisato.

Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c'era un tempo sognato
che bisognava sognare


mercoledì 1 luglio 2009

Ama dunque, ama più che puoi



Venise, 12 mai 1834

Non, mon enfant chéri
Ces trois lettres ne sont pas
Le dernier serment de main de l'amant qui te quitte
C'est l'embrassement du frère qui te reste
Ce sentiment là est trop beau, trop pur et trop doux
Pour que j'éprouve jamais le besoin d'en finir avec lui
Que mon souvenir n'empoisonne aucune des jouissances de ta vie
Mais ne laisse pas ces jouissances détruire et mépriser mon souvenir
Sois heureux, sois aimé, comment ne le serais-tu pas?
Mais garde-moi dans un petit coin secret de ton coeur
Et descends-y dans tes jours de tristesse
Pour y trouver une consolation ou un encouragement

Aime aurant qu'on maltraite
Aime pour tout de bon
Aime une femme, jeune et belle
Et qui n'ait pas encore aimé

Ménage-la, et ne la fait pas souffrir
Le coeur d'une femme est une chose si délicate

Quand ce n'est pas un glaçon ou une pierre
Je crois qu'il n'y a guère de milieu
Et il n'y en pas non plus
Dans ta manière d'aimer

Ton âme est faite pour aimer ardamment
Ou pour se désécher tout à fait
Tu l'as dit cent fois
Et tu as eu beau t'en dédire

Rien, rien n'a effacé cette sentence-là
Il n'y a au monde que l'amour
Qui soit quelquechose
Peut-être m'as-tu aimé avec haine
Pour aimer une autre avec abandon
Peut-être celle qui viendra
T'aimera-t-elle moins que moi
Et peut-être sera-t-elle plus heureuse
Et plus aimée

Peut-être ton dernier amour
Sera-t-il le plus romanesque et le plus jeune
Mais ton coeur, mais ton bon coeur, ne le tue pas je t'en prie
Qu'il se mette tout entier dans tous les amours de ta vie
Afin qu'un jour tu puisse regarder en arrière et dire comme moi
"J'ai souffert souvent, je me suis trompé quelques fois…
mais j'ai aimé"


No, mio caro,
queste tre lettere non sono
l’ultima stretta di mano dell’amante che ti lascia,
è l’abbraccio del fratello che ti resta.
Questo sentimento è troppo bello, troppo puro e troppo dolce
perché io non provi mai il bisogno di finire con lui.
Che il mio ricordo non avveleni nessuna delle gioie della tua vita,
ma non lasciare che queste gioie distruggano e rovinino il mio ricordo.
Sii felice, sii amato. Come non potresti esserlo?
Ma guardami da un piccolo angolo segreto del mio cuore
e scendi lì nei tuoi giorni di tristezza
per trovare lì una consolazione o un incoraggiamento.

Ama dunque, mio Alfred,
ama più che puoi.
Ama una donna giovane, bella
e che non abbia ancora amato,

trattala bene, e non la fare soffrire.
Il cuore di una donna è una cosa così delicata

Quando non è un ghiaccio o una pietra!
Io credo che non esista una via di mezzo
nel tuo modo di amare.

La tua anima è fatta per amare ardentemente,
o per seccarsi tutta in una volta.
Tu l’hai detto cento volte,
e tu hai avuto modo di smentire

Ma nulla, nulla ha sminuito questa tua affermazione,
Non c’è al mondo nulla che valga se non l’amore.
Forse tu mi hai amato con pena,
per amare un’altra con abbandono.
Forse quella che verrà
ti amerà meno di me,
e forse sarà più felice
e più amata.

Forse il tuo nuovo amore
sarà più romantico e più giovane.
Ma il tuo cuore, il tuo buon cuore, non lo proteggere, te ne prego.
Che si metta tutto intero in tutti gli amori della tua vita,
fino a quando un giorno tu possa guardare indietro e dire come me,
io ho sofferto spesso, mi son sbagliata qualche volta

Ma io ho amato

venerdì 26 giugno 2009

Certi distacchi

Pioveva e tu mamma
ti rannicchiavi su di me
dando le spalle al parabrezza.

Io
protetto dal tuo
doppio airbag
sentivo l'ultimo battito
del tuo grande cuore.

Per amor mio
ti sei lasciata
sfondare il cranio
immortalata e immortale
nel gesto di darmi
e ridarmi la vita.

Se avessimo vissuto insieme
mi avrebbe certo insegnato
ad amare con meno paure.

Ma è andata così.

Quello che mi ha trasmesso
con il sangue e con il latte
è ciò che di più bello
hai visto in me.
Non lo serbo geloso,
ma te lo dono e condivido.

L'amore in macchina
la mia testa abbandonata
sul tuo seno
momenti splendidi
e dolci e terribili
che conoscevo già a nove mesi
e ti ho insegnato
provocandoti stupore
ancora non pienamente compreso.

Odio certi distacchi.


Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire



da qui


giovedì 18 giugno 2009

Lady Barcollando



Lady Barcollando
(Cristiano De André, Oliviero Malaspina)
Cristiano De André - Scaramante - 2001

Passa Lady barcollando
nella nebbia del mattino
ha puntato col suo dito
ogni uomo ogni destino
c'è chi è lì senza scarpe
e chiede la carità
lei cede i suoi diritti
ai commercianti di pietà.

Scusa hai visto per caso passare la vita
e chi la sta portando via
chi ci riempie la testa di marmellata
e si nasconde dietro il così sia.
Scusa hai visto passare Lady barcollando
aveva delle cose mie
ha venduto pezzi per ogni governo
ed ora compra anche le fantasie.

Le puttane di regime
preferiscono i rossetti
coccodrilli e tacchi a spillo
finte lacrime a cubetti
sanno bene mentire
le loro banalità
così Lady barcollando
distribuisce civiltà.

Civiltà fatta di menzogne
di eserciti, di carogne
preistoria degli equilibristi
decalogo degli analisti
in riunione a deliberare
chi si è buttato, chi è da buttare
e tutti insieme stanno già aspettando
un aiuto da Lady barcollando!

Stiamo in guardia come lupi
stiamo pronti ad azzannare
chi ci vuole programmare
per produrre e consumare
siamo guardie e vedette
tra paesi e città
perché Lady barcollando
sta svendendo la realtà.

Civiltà fatta di menzogne
di eserciti, di carogne
preistoria degli equilibristi
decalogo degli analisti
in riunione a deliberare
chi si è buttato, chi è da buttare
e tutti insieme stanno già aspettando
un aiuto da Lady barcollando!

Scusa hai visto per caso passare la vita
e chi la sta portando via
chi ci riempie la testa di marmellata
e si nasconde dietro il così sia.
Scusa hai visto passare Lady barcollando
aveva delle cose mie
ha venduto pezzi per ogni governo
e adesso compra anche le fantasie.


martedì 16 giugno 2009

Un libero cercare



Un libero cercare (Fandango)
Teresa De Sio ft. Fabrizio De André - Un libero cercare - 1995

È un libero cercare
che ancora ci muove
ha il ritmo costante del mare
e ricorda un fandango.

È un libero cercare
che la notte ci commuove
e che nei mattini d'aprile
c'insegna ancora a respirare.

È un libero cercare
un amore leggero
che non sia solo la mèta del viaggio
ma che sia il viaggio intero.

È un libero remare
in uno specchio d'acqua ferma
tra i piccoli relitti d'ogni giorno
senza lasciarsi affondare.

Ed è un lento scivolare
giù da colline e pendii
nel grande magazzino degli anni
stando attenti a capire.

È un libero cercare
una parola leggera
che dica tutto col peso di niente
e che ci sembri vera.
E benvenuto sia
ogni abbaglio del cuore,
e benvenuto sia
anche l'errore.


lunedì 15 giugno 2009

Barabba

Barabba, quello che il popolo ha preferito

Avevano in quel tempo un prigioniero famoso, detto Barabba. Mentre quindi si trovavano riuniti, Pilato disse loro: «Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.

Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto; perché oggi fui molto turbata in sogno, per causa sua». Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò: «Chi dei due volete che vi rilasci?». Quelli risposero: «Barabba!»
Mt 27,16-21



Barabba
Fabrizio Moro - Barabba - 2009

Non si può
andare in giro in volo e mai con il metrò
avere un bel conto in banca per rilassarsi un po'
comprare 10 case sparse in tutto il mondo no… non si può
non si può mandare a quel paese chi non è cortese
e andare a cena fuori… più di una volta al mese
e non badare a spese non si può
a meno che tu non sia…
il presidente del consiglio o sua figlia o suo figlio,
il ministro degli interni o sua moglie e tutti i suoi fratelli,
l'allenatore della nazionale o meglio ancora il cardinale

BARABBA (X6)

non si può
avere le foto scandalistiche sui giornali
le tette di tua moglie al vento proprio non si può
portarsi a letto le ventenni quando hai settant'anni, e fare i danni
non si può fare colazione in camera ogni mattina
e per curarsi bene avere una sola medicina
di marca colombiana non si può…
a meno che tu non sia
il presidente del consiglio o sua figlia o suo figlio,
il ministro degli interni o sua moglie e tutti i suoi fratelli,
l'allenatore della nazionale o meglio ancora il cardinale

BARABBA (X6)

no…

LALALA

il presidente del consiglio… o sua figlia o suo figlio…
il ministro degli interni o sua moglie e tutti i suoi fratelli,
l'allenatore della nazionale o meglio ancora il cardinale

il presidente del consiglio… o sua figlia o suo figlio…
il ministro degli interni o sua moglie e tutti i suoi fratelli,
(W LA DEMOCRAZIA, W LA LIBERTÀ)
l'allenatore della nazionale o meglio ancora il cardinale
(LAVOREREMO PER VOI!!! SOLO PER VOI!!!)

BARABBA (X6)
(ANCORA PER VOI!! SOLTANDO PER VOI!! W LA DEMOCRAZIA!! W LA LIBERTÀ!! LAVOREREMO PER VOI!!)

va tutto bene, va tutto bene…


La più bella canzone d'amore che c'è



La più bella canzone d'amore che c'è
Dolcenera - Dolcenera nel paese delle meraviglie - 2009

Ogni persona muove tre stelle
ti senti sola con tante paure
basta un motivo e non vuoi più fuggire
ti guardi le mani e continui a sognare

Quello che senti non è mai lo stesso
e anche se sbagli nessuno è perfetto
Passano i giorni in fila indiana
vinci una mano e non sai se ti andrà più così…

Ogni persona muove tre stelle
tu vuoi imparare a capire la vita
che ci vuoi fare tanto è come credi
e tutto il resto è questione di stile

Quando nascondi qualche difetto
e il pregiudizio ti stringe sul petto
lanci un segnale nell'atmosfera
in equilibrio su un filo tra sogno e realtà

Sei la più bella, la più bella
Sei la più bella canzone che c'è
la più bella, la più bella
sei la più bella canzone d'amore che c'è

Ami la sfida quanto ti chiama
sei spaventata ma vai di incoscienza
su ogni ferita ci passi su il dito
riempi i polmoni e continui a volare

Povere mamme che devono fare
fanno le bimbe per farsi capire
Ti fermi a pensare nessuno è normale
ti guardi in faccia a capire davvero chi sei

Sei la più bella, la più bella
Sei la più bella canzone che c'è
la più bella, la più bella
sei la più bella canzone d'amore…

Sei la più bella canzone che c'è
la più bella, la più bella
sei la più bella canzone che c'è

Ogni persona muove tre stelle
e tu le avvolgi con tutti i tuoi sogni
E' giusto capire mettendo un sorriso
resti sul palco a cantare fin quando ce n'è…
Sei la più bella canzone d'amore che c'è

Il video originale, bellissimo, qui.

domenica 14 giugno 2009

O cara moglie



O cara moglie
Ivan Della Mea - Antologia - 1966

O cara moglie, stasera ti prego,
di' a mio figlio che vada a dormire,
perché le cose che io ho da dire
non sono cose che deve sentir.

Proprio stamane là sul lavoro,
con il sorriso del caposezione,
mi è arrivata la liquidazion,
m'han licenziato senza pietà.

E la ragione è perché ho scioperato
per la difesa dei nostri diritti,
per la difesa del mio sindacato,
del mio lavoro, della libertà.

Quando la lotta è di tutti per tutti
il tuo padrone, vedrai, cederà;
se invece vince è perché i crumiri
gli dan la forza che lui non ha.

Questo si è visto davanti ai cancelli:
noi si chiamava i compagni alla lotta,
ecco: il padrone fa un cenno, una mossa,
e un dopo l'altro cominciano a entrar.

O cara moglie, dovevi vederli
venir avanti curvati e piegati;
e noi gridare: crumiri, venduti!
e loro dritti senza piegar.

Quei poveretti facevano pena
ma dietro loro, là sul portone,
rideva allegro il porco padrone:
l'ho maledetto senza pietà.

O cara moglie, prima ho sbagliato,
di' a mio figlio che venga a sentire,
ché ha da capire che cosa vuol dire
lottare per la libertà
ché ha da capire che cosa vuol dire
lottare per la libertà.


Gioia infinita



Gioia infinita
Negrita ft. Roy Paci - HELLdorado - 2008

L'onda lunga dell'asfalto schiaccia le parole,
sguardi persi oltre i vetri, oltre di noi
il ritorno porta addosso mal di testa e mal d'anima,
nei silenzi ognuno piano fruga dentro di sé…

Dal koma proverò a riemergere,
dalle nebbie mie lisergiche,
omadonna che ora era,
era oggi o ieri sera?
20 notti e poco giorno
me le sento ora che torno
ora che la fiesta è andata,
pace amore e GIOIA INFINITA
(Como un rio, como el mar, como el sol)
GIOIA INFINITA
(Luz de luz mata mi dolor)
GIOIA INFINITA
(Como un rio, como el mar, como el sol)
INFINITA
(Luz de luz mata mi dolor)

Pagherei per questa vibra buona,
per averla sempre quando uno suona,
porto dentro quei sorrisi, le parole, gli sguardi, i visi.
E qualcuno ancora si stupisce del fuoco sacro che ci unisce,
scosse forti all'anima che nessuno scorderà più!
E questo il Bardo lo sa, lui illumina le città,
cantando si dimena, un W alla strada e un W all'amicizia vera,
che è una cosa rara, che un oceano ci separa,
brindo a voi e a questa vita,
pace amore e GIOIA INFINITA
(Como un rio, como el mar, como el sol)
GIOIA INFINITA
(Luz de luz mata mi dolor)
GIOIA INFINITA
(Como un rio, como el mar, como el sol)
GIOIA INFINITA
(Luz de luz mata mi dolor)

(senti Roy come spacca con la tromba
questa è la ricetta della buena onda
senti la tromba, piega la bomba, piega la bomba)

brindo a voi e a questa vita,
pace amore e GIOIA INFINITA
(Como un rio, como el mar, como el sol)
GIOIA INFINITA
(Luz de luz mata mi dolor)
GIOIA INFINITA
(Como un rio, como el mar, como el sol)
GIOIA INFINITA
(Luz de luz mata mi dolor)

Dal koma proverò a riemergere,
dalle nebbie mie lisergiche,
omadonna che ora era,
era oggi o ieri sera?
20 notti e poco giorno
me le sento ora che torno
ora che la fiesta è andata,
pace amore e GIOIA INFINITA
GIOIA INFINITA
GIOIA INFINITA
GIOIA INFINITA

(senti Roy come spacca con la tromba
questa è la ricetta della buena onda
senti la tromba, piega la bomba, piega la bomba)


sabato 13 giugno 2009

Dov'è il tuo cuore?

Perché là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore (Mt 6,21)

Il cuore dell'avaro

Sant'Antonio by Alvise VivariniIn Toscana, grande regione d'Italia, si stavano celebrando con solennità, come succede in questi casi, le esequie di uno straricco. Al funerale era presente il nostro sant'Antonio, il quale, scosso da un'ispirazione subitanea, si mise a gridare che quel morto non andava sepolto in luogo consacrato, bensì lungo le mura della città, come un cane.

E ciò perché la sua anima era dannata all'inferno, e quel cadavere era privo di cuore, secondo il detto del Signore riportato dal santo evangelista Luca: Dov'è il tuo tesoro, lì è anche il tuo cuore.

A questa intimazione, com'è naturale, tutti rimasero sconvolti, ed ebbe luogo un eccitato scambio di pareri. Furono alfine chiamati dei cerusici, che aprirono il petto al defunto. Ma non vi trovarono il cuore che, secondo la predizione del Santo, rinvennero nella cassaforte dov'era conservato il denaro.

Per tale motivo, la cittadinanza lodò con entusiasmo Dio e il suo Santo. E quel morto non fu deposto nel mausoleo preparatogli, ma trascinato come un asino sul terrapieno e colà sotterrato.

(SICCO POLENTONE, Vita di sant'Antonio, n. 35) - da qui.


giovedì 11 giugno 2009

L'ultimo maestro che ho avuto

Avevo quasi 25 anni, ma mi sembra uno degli ultimi ricordi dell'adolescenza, forse perché è da davvero tanto tempo che non ho più incontrato uno fatto a quel modo.

Quella copia dell'Unità in edizione straordinaria non si vendette in edicola, ma decine di strilloni volontari spuntarono da ogni angolo.

Le ultime parole: "Compagni, lavorate tutti, casa per casa, strada per strada, azienda per azienda", un testamento spirituale che avremmo dovuto e potuto raccogliere meglio.



I funerali di Berlinguer
Modena City Ramblers - Riportando tutto a casa - 1994

Un popolo intero trattiene il respiro e fissa la bara,
sotto al palco e alla fotografia.
La città sembra un mare di rosse bandiere
e di fiori e di lacrime e di addii.
Eravamo all'Osteriola, una sera come tante,
a parlare come sempre di politica e di sport,
arrivato Ghigo Forni, sbianch come un linsol, (... bianco come un lenzuolo)
an s'capiva 'na parola du bestemi e tri sfundon. (non si capiva una parola due bestemmie e tre strafalcioni)
"Hanno detto per la radio che c' stata una disgrazia,
a Padova stato male il segretario del PCI"
Luciano va al telefono parla in fretta e mette gi
"Ragazzi, sta morendo in compagno Berlinguer".
Pipein l' and in canteina (…andato in cantina)
a tor des butiglioun, (a prendere dieci bottiglioni)
a i'am fat fora in tri quert d'ora, (li abbiamo fatti fuori in tre quarti d'ora)
l'era al vein ed l'ocasioun (era il vino delle occasioni)
a m'arcord brisa s'le suces (non ricordo cosa successo)
d'un trat as'sam catee (d'un tratto ci siamo trovati)
in sema al treno c'as purteva (sul treno che ci portava)
ai funerel ed Berlinguer. (ai funerali di…)
A Modena in stazione c'era il treno del partito,
ci ha raccolti tutti quanti, le bandiere e gli striscioni
a Bologna han cominciato a tirare fuori il vino
e a leggersi a vicenda i titoli dell'Unità.
C'era Gianni lo spazzino con le carte da ramino,
ripuliva tutti quanti da Bulagna a Sas Marcoun, (…da Bologna a Sasso Marconi)
ma a Firenze a selta fora Vitori "al professor", (ma a Firenze salta fuori Vittorio "il professore")
do partidi quattro a zero dopo Gianni l' st boun. (due partite quattro a zero dopo Gianni è stato buono)
I vecc i an tachee (I vecchi hanno cominciato)
a recurder i teimp andee, (a ricordare i tempi andati)
i de d'la resisteinza (i giorni della Resistenza)
quand'i eren partigian (quando erano partigiani)
a'n so brisa s'le cuntee (non so se sia contato)
ma a la fine a s'am catee (ma alla fine ci siamo trovati)
in sema al treno c'as purteva (sul treno che ci portava)
ai funerel ed Berlinguer. (ai funerali di…)
Gli amici e i compagni lo piangono, i nemici gli rendono onore,
Pertini siede impietrito e qualcosa morto anche in lui.
Pajetta ricorda con rabbia e parla con voce di tuono
ma non pu riportarlo tra noi.
Roma Termini scendiamo, srotoliamo le bandiere,
ci fermiamo in piazza esedra per il solito caffè
parte Gianni il segretario e nueter tot adree (…e noialtri tutti dietro)
per andare a salutare il compagno Berlinguer.
Con i fazzoletti rossi ma le facce tutte scure,
non c'era tanta voglia di parlare tra di noi,
po' n'idiota da 'na ca la tach a sghignazer, (poi un idiota da una casa ha cominciato a sgnignazzare)
a g'lom cadeva a tgnir ferem Gigi se no a'l finiva mel. (siamo riusciti a tenere fermo Gigi se no finiva male)
A sam seimpre ste de dre (Siamo sempre stati dietro)
e quand'a sam rivee (e quando siamo arrivati)
la piaza l'era pina (la piazza era piena)
"ma quant comunesta a gh" ("ma quanti comunisti ci sono")
a'n g'lom cadeva a veder un caz (non siamo riusciti a vedere un cazzo)
ma anc nueter as' sam catee (ma anche ci siamo trovati)
in sema al treno c'as purteva (sul treno che ci portava)
ai funerel ed Berlinguer (ai funerali di…)
Pipein l' and in canteina
a tor des butiglioun,
a i'am fat fora in tri quert d'ora,
l'era al vein ed l'ocasioun
a m'arcord brisa s'le suces
d'un trat as'sam catee
in sema al treno c'as purteva
ai funerel ed Berlinguer.


domenica 7 giugno 2009

Qualcosa di marcio in Danimarca

AmletoChe il re stanotte veglia e fa baldoria,
tracanna coppe e balla il saltinsù.
E mentre manda giù nel gargarozzo
le sue sorsate di vino del Reno,
timpano e tromba abbaiano così
alla pompa delle sue libagioni.
La vergogna è un dolore terribile
OrazioÈ un'usanza?
AmletoUn'usanza, sì, purtroppo;
una di quelle usanze che, a mio genio,
con tutto ch'io sia nato in questa terra
e vi sia stato avvezzo dalla nascita,
sempre ho pensato fosse più decente
far cessare che praticare ancora.
Queste sfrenate, rozze gozzoviglie
fanno di noi la favola e il ludibrio
di tutti gli stranieri:
ci chiaman ubriaconi e porci,
e macchiano di brutti appellativi
il nostro nome; e, per la verità,
c'è di che sminuir le nostre imprese,
pur se condotte nel modo migliore,
ledendoci nel nerbo e nel midollo
della reputazione.

William Shakespeare - Amleto - Atto I - Scena IV
nella versione online di Liber Liber


martedì 2 giugno 2009

Professore



Professore
(Renato Zero - Renato Serio)
Renato Zero - Presente - 2009

Rigore e serietà
belle parole professore
fu facile per te
brandire certe verità

Del tuo sapere poi
non sembra soddisfatto il cuore
riuscire a vivere

è tutta un'altra musica

Non puoi punirmi più
per le mie fughe professore
stanco ora sei
di guerre vinte mai

Pagine bianche noi
poco l'inchiostro giovinezza
trovarsi un alibi
mentre quel tempo c'illudeva
mentiva
nel tuo programma sai
non era inclusa la paura

lo devi ammettere…

non basta solo la cultura…

professore

lo devi ammettere

fuori dal libro è molto dura!


lunedì 1 giugno 2009

I trulli di Alberobello

Festival di Sanremo 1958: vinse "Nel blu dipinto di blu". Ma chi l'avrebbe detto che questo pezzo di puro "marketing territoriale" (che se l'ascolti si mette alla centralina col suo trullallero lallero lallà) era l'opera prima di un autore eccezionale ma genovese come Umberto Bindi?

I trulli di Alberobello
Autori: Umberto Bindi - Ciocca
Interpretata da: Duo Fasano - Aurelio Fierro e Trio Joice


Sotto i Trulli di Alberobello
trullallero lallero lallà.


Se percorri la terra pugliese,
ad un tratto ti fermi a guardar
uno strano fiabesco paese
che ti sembra di sognar.

Hanno i tetti a forma di cono
nel cielo sereno di Alberobello,
mentre guardi tu senti un monello
che passa vicino cantando così:

Sotto i Trulli di Alberobello
che l'han reso famoso nel mondo
non ha cuor chi non canta giocondo
trullallero lallero lallà.

Sotto i Trulli di Alberobello
s'è felici pur senza una lira,
forse è colpa di un certo vinello
che fà dir trullallero lallà.

Guardando quei Trulli
nei prati smaglianti di fior (viva i fior),
si torna fanciulli
si crede alle favole ancor.

Sotto i Trulli di Alberobello
pur le coppie che fanno all'amore
fan, baciando e stringendosi al cuore,
trullallero lallero lallà.

D'una bimba di Alberobello
un riccone stranier s'invaghì,
lei sorrise e lui come un agnello
in un Trullo la seguì.

Da quel giorno i lontani parenti
gli scrivon piangenti: "Ritorna in famiglia",
lui risponde: "Qui sto a meraviglia,
non state in pensiero e cantate così":

Sotto i Trulli di Alberobello
che l'ha reso famoso nel mondo
non ha cuor chi non canta giocondo
trullallero lallero lallà.

Sotto i Trulli di Alberobello
pur le coppie che fanno all'amore
fan baciando e stringendosi al cuore
trullallero lallero lallà.

Trullallero lallero lallà!

Ascoltala qui, non te ne pentirai!

I trulli di Alberobello sono patrimonio dell'umanità

domenica 31 maggio 2009

Maledetto ciao

“Ero in Namibia in cerca della mia voce più nera, ho incontrato dei musicisti locali, li ho conquistati cantandogli ‘Tammurriata nera’ e alla fine è nato questo brano”



Maledetto ciao
Gianna Nannini - Giannadream. Solo i sogni sono veri - 2009
Musica: G. Nannini • Parole: G. Nannini - I. Santacroce

Con te lo so,
sempre così,
rimesci pianti e sogni
e poi mi butti via.
Con te lo so,
non smette più la rabbia dei ricordi,
e vomito la mia allegria.
Io, che vorrei,
averti qui
nel mio deserto di speranze,
come farò,
senza di te
in questo cielo all’orizzonte…

Con te lo sai,
quel giorno in più,
è un grido nel silenzio
contro i venti e le maree.
Con te lo so,
finisce qui,
l’inizio di un amore
che ci guarda andare via…

Anima mia,
cosa farò
nei boschi immensi della luce,
senza di te
ali non ho
per questo cielo che mi prende,
cielo che non sente…

Ciao, maledetto ciao,
ora sono qui,
prova a resistere
Ciao, maledetto ciao,
perché si muore già
senza combattere…

Siamo spiriti, spiriti,
per una breve eternità
Spiriti, spiriti,
la notte cade per noi
e non può finire.

Ciao, maledetto ciao,
ora sono qui,
voglio sorridere.
Ciao, maledetto ciao,
nell’aria resterai
gioia di vivere.
Ciao, ciao, ciaoooooo
Ciao, maledetto ciao,
ora sei con me
gioia di vivere.
Ciao, ciao.


sabato 30 maggio 2009

Bisogno

Ho bisogno di un abbraccioAvevo bisogno di te
e già ammetterlo
era una tenerissima
violenza
che un uomo
non ha bisogno di nessuno
piuttosto
si occupa di tutto e tutti
dispensando certezze.

Ora toccava a te
per un istante
per un mese o un anno
comunque per un tempo
limitato.

Lancio la palla
e tu rimani ferma
abituata a scaricare
mai a raccogliere.

Diciamo che non ho bisogno
diciamo che un uomo
un vero uomo
non ha bisogno
di nessuno.

Scherzavo scusa
è stato un momento.
Perdona la debolezza
non chiedo niente
e ti ascolto
con amore
come sempre.


Nostalgia del futuro

Vetrata dello Spirito Santo nella cattedrale cattolica di Cork, Irlanda by Wayne WaltonA Pentecoste voglio dirvi qualcosa sul dono dello Spirito Santo, sulla novità che egli è capace di introdurre nella nostra vecchiaia, sugli orientamenti che egli è solito provocare nella vita degli uomini.
Se avessi spazio e tempo, vi parlerei dello Spirito Santo come ospite dell’uomo. E mi attarderei sulla riscoperta che nella Chiesa si va facendo di lui. E vi annuncerei le meraviglie che egli opera in tante anime, nelle quali dorme, o freme, o urla, o riposa gemendo.
Oggi, però, voglio parlarvi della Pentecoste come “festa difficile”.
Sì la Pentecoste è una festa difficile. Ma non perché lo Spirito Santo – anche per molti battezzati e cresimati - è un’illustre sconosciuto. È difficile perché provoca l’uomo a liberarsi dai suoi complessi.
Tre soprattutto, che a me sembra di poter individuare così.

Il complesso dell’ostrica.

Siamo troppo attaccati allo scoglio: Alle nostre sicurezze: Alle lusinghe gratificanti del passato: Ci piace la tana: Ci attira l’intimità del nido: Ci terrorizza l’idea di rompere gli ormeggi, di spiegare le vele, di avventurarci sul mare aperto: Se non la palude, ci piace lo stagno:
Di qui, la predilezione per la ripetitività, l’atrofia per l’avventura, il calo della fantasia.
Lo Spirito Santo invece ci chiama alla novità, ci invita al cambio, ci stimola a ricrearci.

Il complesso dell’una tantum.

È difficile per noi rimanere sulla corda, camminare sui cornicioni, sottoporci alla conversione permanente: Amiamo pagare una volta per tutte. Preferiamo correre soltanto per un pezzo di strada, ma poi, appena trovata una piazzola libera, ci stabilizziamo nel ristagno delle nostre abitudini, dei nostri comodi. E diventiamo borghesi.
Il cammino come costume ci terrorizza. Il sottoporci alla costanza di una revisione critica ci sgomenta. Affrontare il rischio di un percorso faticoso e imprevedibile ci rattrista.
Lo Spirito Santo invece ci chiama a lasciare il sedentarismo comodo dei nostri parcheggi, per metterci sulla strada subendone i pericoli. Ci obbliga a pagare senza comodità forfetarie, il prezzo delle piccole numerosissime rate di un impegno duro, scomodo, ma rinnovatore.

Il complesso della serialità.

Benché si dica il contrario, noi oggi amiamo le cose costruite in serie. Gli uomini fatti in serie. I gesti promossi in serie. Viviamo la tragedia dello standard, l’esasperazione dello schema, l’asfissia dell’etichetta. C’è un livellamento che fa paura. L’originalità insospettisce. L’estro provoca scetticismo. I colpi di genio intimoriscono. Chi non è inquadrato viene visto con diffidenza. Chi non si omogeneizza col sistema non merita credibilità. Di qui la crisi della protesta nei giovani e l’estinguersi della ribellione.
Lo Spirito Santo, invece, ci chiama all’accettazione del pluralismo, al rispetto delle molteplicità, al rifiuto degli integralismi, alla gioia di intravedere che lui unifica e compone le ricchezze delle diversità.
La Pentecoste vi metta nel cuore una grande nostalgia del futuro.

Don Tonino BelloAlla finestra della Speranza. Lettere di un vescovo


venerdì 29 maggio 2009

Vorrei essere tua madre



Vorrei essere tua madre
Roberto Vecchioni - Sogna ragazzo sogna - 1999

Per amarti senza amare prima me
vorrei essere tua madre…
Per vedere anche quello che non c'è
con la forza di una fede
per entrare insieme
nel poema del silenzio
dove tu sei tutto quello che sento.

Per amarti senza avere una ragione,
tranne quella che sei viva,
e seguire il fiume della tua emozione
stando anche sulla riva;
leggerei il dolore
da ogni segno del tuo viso
anche nell'inganno di un sorriso.

Vorrei essere tua madre
per guardarti senza voglia,
per amarti d'altro amore
e abitare la tua stanza
senza mai spostare niente,
senza mai fare rumore:
prepararti il pranzo
quando torni e non mi guardi,
ma riempire tutti i tuoi ricordi.

Ma il problema vero è se ci tieni tu
ad avermi come madre,
fatalmente non dovrei spiegarti più
ogni gesto, ogni mia frase,
mi dovresti prendere
per quello che io sono,
non dovrei più chiederti perdono.

Vorrei essere tua madre
anche per questo,
e mille e mille altre ragioni:
ti avrei vista molto prima,
molto presto,
e avrei scritto più canzoni.
Forse ti avrei messo in testa
qualche dubbio in più,
cosa che non hai mai fatto tu…

Forse ti avrei fatto
pure piangere di più,
ma non hai scherzato neanche tu…