lunedì 21 dicembre 2009

Adesso è facile



Adesso è facile Mina - Facile - Adesso e' facile
Mina (feat. Manuel Agnelli) - Facile - 2009

Dici che mi vuoi
perciò mi avrai
Dici che ne sai
e poi si sa
Che è tanto facile
è tanto facile
adesso che non c'è più lei
E' tanto facile
adesso è facile
sapere cosa vuoi
Capire cosa sei
Ma ti ho aspettato e scopro che sei già passato
dentro me
So che tu mi vuoi
Prendimi se puoi
E dici che ne sai
E poi mi va
Adesso è facile
è tanto facile
e adesso che non c'è più lui
è tanto facile
è solo facile
Capire cosa c'è
O dirsi che non c'è
Ricominciare a vivere con me
per te
E adesso è facile
è tanto facile
Davvero splendidi io e te
Adesso è facile
è tanto facile
Capire cosa c'è
e amare quel che c'è
Ricominciare a vivere per me
con te
Ricominciare a vivere per me

Qui gli accordi

mercoledì 16 dicembre 2009

Una testa

Giuseppe è un mio ex studente, non l'ho riempito di testa io, lo giuro; ora fa l'Università, quando era alle superiori era "strano" come dovrebbe esserlo chiunque si accorge che non è uguale a nessun altro. Io stasera me ne vado a dormire contento, pensando alla differenza tra una testa ben piena ed una testa ben fatta.

martedì 8 dicembre 2009

Tota pulchra

Maria, donna bellissima

The Virgin Annunciate by Pompeo BatoniÈ vero. Il Vangelo non ci dice nulla del volto di Maria. Come, del resto, non ci dice nulla del volto di Gesù.

Forse è meglio. Così a nessuno di noi viene tolta la speranza di sentirsi dire un giorno, magari da un arcangelo di passaggio: «Lo sai che a tua madre e a tuo fratello rassomigli tanto?».

Maria, comunque, doveva essere bellissima. Non parlo solo della sua anima.

La quale, senza neppure l'ombra del peccato, era limpida a tal punto che Dio vi si specchiava dentro. Come le montagne eterne che, lì sulle Alpi, si riflettono nella immobile trasparenza dei laghi.

Parlo, anche, del suo corpo di donna.

La teologia, quando arriva a questo punto, sembra sorvolare sulla bellezza fisica di lei.

La lascia celebrare ai poeti: «Vergine bella, che di sol vestita, coronata di stelle, al sommo Sole piacesti sì che in te sua luce ascose…».

La affida alle canzoni degli umili: «Mira il tuo popolo, o bella Signora…».

O agli appassionati ritornelli della gente: «Dell'aurora tu sorgi più bella… non vi è stella più bella di te».

O al rapido saluto di un'antifona: «Vale, o valde decora». Ciao, bellissima!

O alle allusioni liturgiche del Tota pulchra. Tutta bella sei, o Maria. Sei splendida, cioè, nell'anima e nel corpo!

Essa però, la teologia, non va oltre. Non si sbilancia. Tace sulla bellezza umana di Maria. Forse per pudore. Forse perché paga di aver speso tutto speculando sul fascino soprannaturale di lei. Forse perché debitrice a diffidenze non ancora superate circa la funzione salvifica del corpo. Forse perché preoccupata di ridurre l'incanto di lei a dimensioni naturalistiche, o timorosa di dover pagare il dazio ai miti dell'eterno femminile.

Eppure, non dovrebbe essere difficile trovare nel Vangelo la spia rivelatrice della bellezza corporea di Maria. C'è una parola greca molto importante, carica di significati misteriosi che non sono stati ancora per intero esplicitati. Questa parola, che fonda sostanzialmente tutta la serie dei privilegi soprannaturali della fanciulla di Nazareth, risuona nel saluto dell'angelo: «Kecharitomène». Viene tradotta con l'espressione «Piena di grazia». Ma non potrebbe trovare il suo equivalente in "graziosissima", con allusioni evidenti anche all'incantevole splendore del volto umano di lei?

Credo proprio di sì. E senza forzature. Così come senza forzature Paolo VI, in un celebre discorso del 1975, ha avuto l'ardire di parlare per la prima volta di Maria come «la donna vestita di sole, nella quale i raggi purissimi della bellezza umana si incontrano con quelli sovrumani, ma accessibili, della bellezza soprannaturale».

Santa Maria, donna bellissima, attraverso te vogliamo ringraziare il Signore per il mistero della bellezza. Egli l'ha disseminata qua e là sulla terra, perché, lungo la strada, tenga deste, nel nostro cuore di viandanti, le nostalgie insopprimibili del cielo.

La fa risplendere nella maestà delle vette innevate, nell'assorto silenzio dei boschi, nella forza furente del mare, nel brivido profumato dell'erba, nella pace della sera. Ed è un dono che ci inebria di felicità perché, sia pure per un attimo appena, ci concede di mettere lo sguardo nelle feritoie fugaci che danno sull'eterno.

La fa rifulgere nelle lacrime di un bambino, nell'armonia del corpo di una donna, nell'incanto degli occhi suoi ridenti e fuggitivi, nel bianco tremore dei vegliardi, nella tacita apparizione di una canoa che scivola sul fiume, nel fremito delle magliette colorate dei corridori che passano veloci in un'alba di maggio. Ed è un dono che ci dispera perché, come ha detto qualcuno, questa ricchezza si gioca e si perde al tavolo verde del tempo.

Santa Maria, donna bellissima, splendida come un plenilunio di primavera, riconciliaci con la bellezza. Tu lo sai che dura poco nelle nostre mani rapaci. Sfiorisce subito sotto i nostri ingordi contatti. Si dissecca improvvisamente al soffio maligno delle nostre roventi cupidigie. Si contamina presto all'urto delle nostre latenti lussurie. Non la sappiamo trattare, insomma. E lo scavo struggente che ci produce nell'anima, invece che avvertirlo come anfora di felicità che ci fa cantare di gioia, lo avvertiamo come ferita inguaribile che ci fa gridare di dolore.

Aiutaci, ti preghiamo, a superare le ambiguità della carne. Liberaci dal nostro spirito rozzo. Donaci un cuore puro come il tuo. Restituiscici ad ansie di incontaminate trasparenze. E toglici la tristezza di dover distogliere gli occhi dalle cose belle della vita, per timore che il fascino dell'effimero ci faccia depistare i passi dai sentieri che portano alle soglie dell'eterno.

Santa Maria, donna bellissima, facci comprendere che sarà la bellezza a salvare il mondo. Non lo preserveranno dalla catastrofe planetaria né la forza del diritto, né la sapienza dei dotti, né la sagacia delle diplomazie. Oggi, purtroppo, nella deriva dei valori, stanno affondando anche le antiche boe che un tempo offrivano ancoraggi stabili alle imbarcazioni in pericolo. Viviamo stagioni crepuscolari.

Però, in questa camera oscura della ragione c'è ancora una luce che potrà impressionare la pellicola del buon senso: è la luce della bellezza. È per questo, santa Vergine Maria, che vogliamo sentire il fascino, sempre benefico, anche del tuo umano splendore, così come sentiamo la lusinga, talvolta ingannatrice, delle creature terrene. Perché la contemplazione della tua santità sovrumana ci aiuta già tanto a preservarci dalla palude. Ma sapere che tu sei bellissima nel corpo, oltre che nell'anima, è per tutti noi motivo di incredibile speranza. E ci fa intuire che ogni bellezza della terra è appena un ruvido seme destinato a fiorire nelle serre di lassù.

Don Tonino Bello - Maria donna dei nostri giorni (disponibile per la lettura online qui)

domenica 6 dicembre 2009

Sante Nicola



Sante Nicola  Vinicio Capossela - Da solo - Sante nicola
Vinicio Capossela - Da solo - 2008

È arrivato il nostro dicembre
di luci e di attese
di comignoli e calze appese
in una stazione ovattata di neve
il tuo arrivo leggero
nel cuor della notte
attorno a un bidone di fosforo
e luce di fuoco fatato

È arrivato guaendo
con una stola di cani randagi
ed una scatola di cerini
e lumini accesi

Sante Nicola ci ha portato
in dono le parole
per parlarci e scaldarci
il cuore
che povertà non sapersi parlare
e vedersi passare
vicini e muti
chiusi nel rancore

La pioggia si è fatta neve
e non ferisce ma bagna
e come manna morbida
ci consola..

Sante Nicola
ci ha portato parole incartate
e scritte e parlate
per dircele davvero
queste parole d’amore

Nel silenzio che ci aveva vinti
silenzio di anni
per quanto freddo e ghiaccio
ci fosse nel cuore…

Sante Nicola ci ha portato
in dono le parole
per spiegarci e scaldarci
come castagne e vino
tenerci vicino

La pioggia si è fatta neve
e non ferisce ma bagna
e ha portato parole
scritte e parlate
per quanto groppo e freddo ci fosse nel cuore…

Sante Nicola ci ha portato in dono
le parole per scaldarci e trovarci ancora


mercoledì 25 novembre 2009

Niente più



Niente più Claudio Baglioni - Q.P.G.A. - Niente più
Claudio Baglioni - Q.P.G.A. - 2009

Tu sei quel respiro
che mi toglie ancora il fiato
il solo nome che mi viene
come cerco le parole
e ho visto nubi andare altrove
e tu sei il cielo che è restato
la luce che piange negli occhi
quando piove con il sole

Tu sei la neve che ha imbiancato
i giorni grigi di una storia
la primavera che ha svegliato
il tuo profumo che ho in memoria

Tu… sei il senso che ho di me
quello che fui insieme a te
tra la gente e il mondo
Tu sei in cima e in fondo tu
per prima tu
e niente più
niente come prima…

Tu sarai per sempre
il mio peccato originale
in questa corsa per la vita
tu sei il mio lavoro nero
ed io non posso farne a meno
farmi di te
e farmi male
far tardi a leggere la notte
i tuoi pensieri col pensiero

Tu sei quel cagnolino ignaro
che ho lasciato per la strada
e da quel giorno pago caro
e che mi segue ovunque vada

Tu… sei il senso che ho di me
quello che fui insieme a te
tra la gente e il mondo
Tu… sei in cima e in fondo tu
per prima tu
e niente più
niente più di prima…

Se torni qui
tu non tornare
siamo frecce
da non voltare
foglie sul viale
che non puoi ridare
al loro ramo
il passato è sale
si scioglie
a dar sapore al futuro
quello che più
non si perde
non perdere
quel che c'è oltre il muro

Tu… sei il senso che ho di me
quello che fui insieme a te
tra la gente e il mondo
Tu… sei in cima e in fondo tu
per prima tu
e niente più
niente dopo e prima
tu che non fai rima tu
niente più…
niente più…
niente più…

martedì 17 novembre 2009

Le chiacchiere stanno a mille

Questi vertici della FAO non servono a nulla, se non a far pavoneggiare i "grandi" della terra, Papa in testa, che neanche durante i lavori del vertice rinunziano a mangiare.

Mother and Starving Children Eating by Terence Spencer

Avevo fame
e voi avete fondato un club
a scopo umanitario
e avete discusso
sulla mia fame.
Ve ne ringrazio.
I was hungry and you formed a humanities club to discuss my hunger.
Thank you.
Ero in prigione
e voi siete entrati
furtivamente in chiesa
a pregare
per la mia liberazione.
Ve ne ringrazio.
I was imprisoned and you crept off quietly to your chapel to pray for my release.
Nice.
Ero nudo
e voi avete esaminato seriamente
le conseguenze morali della mia
nudità.
Ve ne ringrazio.
I was naked and in your mind you debated the morality of my appearance.
What good did that do?
Ero ammalato
e voi vi siete messi in ginocchio
a ringraziare il Signore
per avervi dato la salute.
Ve ne ringrazio.
I was sick and you knelt and thanked God for your health.
But I needed you.
Ero senza tetto
e voi avete predicato
le risorse dell'amore di Dio.
Ve ne ringrazio.
I was homeless and you preached to me of the shelter of the love of God.
I wish you had taken me home.
I was lonely and you left me alone to pray for me.
Why didn't you stay?
Sembravate tanto religiosi e tanto
vicini a Dio. Ma io ho ancora fame,
sono ancora solo, nudo, ammalato,
prigioniero e senza tetto

(poesia del Malawi)
You seem so holy, so close to God; but I am still very hungry, lonely, cold, and still in pain.
Does it matter?

sabato 14 novembre 2009

La recessione

Quello che non è stato questa crisi economica; neanche un'occasione per ritrovarci, ognuno per sé e nessun giovane che tirerà fuori un mandolino.

E come potevamo noi cantare…



La recessione
Testo di Pierpaolo Pasolini da La nuova gioventù - 1974
Alice - Mezzogiorno sulle Alpi - 1992

Vedremo calzoni coi rattoppi;
rossi tramonti su borghi vuoti di macchine
pieni di povera gente
che sarà tornata da Torino o dalla Germania.
I vecchi saranno padroni dei loro muretti
come poltrone di senatori;
e i bambini sapranno che la minestra è poca,
e cosa significa un pezzo di pane.
E la sera sarà più nera della fine del mondo,
e di notte sentiremo solo i grilli o i tuoni;
e forse qualche giovane
tra quei pochi tornati al nido
tirerà fuori un mandolino.
L'aria saprà di stracci bagnati.
Tutto sarà lontano.
Treni e corriere passeranno ogni tanto
come in un sogno.

Le città grandi come mondi
saranno piene di gente che va a piedi,
con i vestiti grigi e dentro agli occhi una domanda
che non è di soldi ma è solo d'amore,
soltanto d'amore
.
Le piccole fabbriche
sul più bello di un prato verde
della curva di un fiume
dal cuore di un vecchio bosco di querce
crolleranno un poco per sera,
muretto per muretto,
lamiera per lamiera.
E gli antichi palazzi
saranno come montagne di pietra
soli e chiusi come erano una volta.
E la sera sarà più nera della fine del mondo,
e di notte sentiremo i grilli e i tuoni
e forse qualche giovane
tra quei pochi tornati al nido
tirerà fuori un mandolino.
L'aria saprà di stracci bagnati.
Tutto sarà lontano.
Treni e corriere passeranno ogni tanto
come in un sogno.

I banditi avranno i visi di una volta
coi capelli corti sul collo
e gli occhi di loro madre,
pieni del nero delle notti di luna
e saranno armati solo di un coltello.
Lo zoccolo del cavallo toccherà la terra,
leggero come una farfalla,
e ricorderà ciò che è stato,
in silenzio, il mondo
e ciò che sarà.

martedì 10 novembre 2009

Indecisi

Three Teenagers Walking on the Boardwalk at Coney Island, Brooklyn, New York by Todd Gipstein

Sono indecise se alzare le gonne
di mezzo metro - e non importa se
le gambe sono affusolate o goffe -
oppure abbassarle
fin sotto le caviglie ad impigliarsi
coi tacchi, oppure infilarsi
i pantaloni lunghi
o a mezza gamba
o gli stivali alle cosce o le scarpette,
la collana di vetri luccicanti
che battono ai ginocchi
o dischi tintinnanti sopra il petto,
o avvolgersi in nubi di veli
tingersi le occhiaie in verde cupo
in rosso il viso o in nero,
a fanale gli occhiali
o torti ai lati a gufo,
platinarsi i capelli lunghi fino alle natiche
o accorciarseli rasi, o rimontarli
a trofeo.

Anche i maschi, indecisi:
inanellarsi i capelli? gli orecchini?
allungarsi la barba? i pantaloni porpora?
un monile al petto - ma altri mezzi
hanno in genere per farsi valere.

Dai grattacieli neri di fuliggine
dove respirano l'aria in scatola,
vedono il mare per televisione,
quando c'è propaganda alla freschezza
del burro X,
vedono il cielo limpido
nelle riproduzioni a rotocalco.
E le macchine indifferenti schizzano
su fiumi di persone, indifferenti
schizzano tutti, gonne corte o lunghe,
ai borghi più nascosti:
in un mondo nel quale non importano
una per una tutte le persone,
o importano solo colpo a colpo,
inesperti, si tenta di valere
in questi modi ancora rudimentali.

Passa la gente, passano a milioni
sempre più fitti, sempre più medesimi,
a miliardi nel mondo, e se ne vanno
lasciandosi rubare
tutta la vita della propria vita -
non sanno a chi urlare, come urlare
"esisto anch'io".

Danilo Dolci - Il limone lunare: Poema per la radio dei poveri cristi - Bari, Laterza, 1970


lunedì 9 novembre 2009

Berlino



Per un muro che cade giù,
Berlino o Punta Perotti,
cento ne salgono;
che chi sta di qua
non può andare di là.

Quello che il muro
gli divideva la cucina dal soggiorno
e quello che il ventricolo sinistro
non sapeva cosa facesse il destro.

Muri che ci portiamo dentro,
resistenti alla dinamite.

E tu, stupida come un mattone,
tutta intenta a costruire
inutili barriere
con cui pensi di difenderti,
tronfia del tuo isolamento.


domenica 8 novembre 2009

Non disprezzare

Non è abbastanza by Anita Phillips



Non disprezzare il poco, il meno, il non abbastanza
L’umile, il non visto, il fioco, il silenzioso
Perché quando saranno passati amori e battaglie
Nell’ultimo camminare, nella spoglia stanza
Non resteranno il fuoco e il sublime, il trionfo e la fanfara
Ma braci, un sorso d’acqua, una parola sussurrata, una nota
Il poco, il meno il non abbastanza


Stefano Benni

giovedì 5 novembre 2009

Una canzone



Una canzone Francesco Guccini - Ritratti - Una canzone
Francesco Guccini - Ritratti - 2004

La canzone è una penna e un foglio
così fragili fra queste dita,
è quel che non è, è l'erba voglio
ma può essere complessa come la vita.
La canzone è una vaga farfalla
che vola via nell'aria leggera,
una macchia azzurra, una rosa gialla,
un respiro di vento la sera,
una lucciola accesa in un prato,
un sospiro fatto di niente
ma qualche volta se ti ha afferrato
ti rimane per sempre in mente
e la scrive gente quasi normale
ma con l'anima come un bambino
che ogni tanto si mette le ali
e con le parole gioca a rimpiattino.

La canzone è una stella filante
che qualche volta diventa cometa
una meteora di fuoco bruciante
però impalpabile come la seta.
La canzone può aprirti il cuore
con la ragione o col sentimento
fatta di pane, vino, sudore
lunga una vita, lunga un momento.
Si può cantare a voce sguaiata
quando sei in branco, per allegria
o la sussurri appena accennata
se ti circonda la malinconia
e ti ricorda quel canto muto
la donna che ha fatto innamorare
le vite che tu non hai vissuto
e quella che tu vuoi dimenticare.

La canzone è una scatola magica
spesso riempita di cose futili
ma se la intessi d'ironia tragica
ti spazza via i ritornelli inutili;
è un manifesto che puoi riempire
con cose e facce da raccontare
esili vite da rivestire
e storie minime da ripagare
fatta con sette note essenziali
e quattro accordi cuciti in croce
sopra chitarre più che normali
ed una voce che non è voce
ma con carambola lessicale
può essere un prisma di rifrazione
cristallo e pietra filosofale
svettante in aria come un falcone.

Perché può nascere da un male oscuro
che è difficile diagnosticare
fra il passato appesa e il futuro,
lì presente e pronta a scappare
e la canzone diventa un sasso
lama, martello, una polveriera
che a volte morde e colpisce basso
e a volte sventola come bandiera.
La urli allora un giorno di rabbia
la getti in faccia a chi non ti piace
un grimaldello che apre ogni gabbia
pronta ad irridere chi canta e tace.
Però alla fine è fatta di fumo
veste la stoffa delle illusioni,
nebbie, ricordi, pena, profumo:
son tutto questo le mie canzoni.


mercoledì 4 novembre 2009

Lo famo invano?

"Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio perché il Signore non ritiene innocente chi pronuncia il suo nome invano." (De 5,11)

Con quel crocifisso in mano avresti dovuto tremare, ma ti manca il timore di Dio, che è un dono dello Spirito Santo.

Gli scribi e i farisei ti hanno suonato la grancassa: davi soldi per il restauro delle chiese terremotate, anche quelle che non erano strettamente di competenza dei Beni Culturali.
With money can't buy me love. Ma l'indulgenza plenaria sì.
Simonia, simonia, per piccina che tu sia, rendi la puttana pia.
Altrove, simpaticamente accomunati, Gelmini e Bersani minimizzavano, farneticando che il crocefisso altro non è che una simpatica tradizione. Eh, però abbiamo le radici cristiane! Peccato che la pianta si riconosca dai frutti.

Noi che certe cose ce le abbiamo nel cuore, non ci fa differenza se attacchiamo o meno orribili pupazzetti di plastica ai muri. Cicciobello non è un bambino vero e Ken non ha nemmeno una parvenza di pene. Questa non è fede adulta, ma solo feticismo.

Volto del Crocifisso che parlò a San Francesco a San DamianoIl Cristo che a San Damiano parlava a Francesco dicendogli: "Va' e ripara la mia casa, che, come vedi, va in rovina" era ed è, perché là davanti ho pregato anch'io, un Cristo parlante e vivo, non una tradizione come le orecchiette con le cime di rape.

Stanotte sento cantare il gallo tre volte. E Pietro è daccapo fuori di sé.
"E uscito all'aperto, pianse amaramente."

lunedì 2 novembre 2009

Quando morì il poeta

Oggi un mesto 2 novembre, anche per la notizia della morte di Alda Merini.




Quand il est mort le poéte
Gilbert Bécaud - 1965

Quand il est mort, le poète,
Quand il est mort, le poète,
Tous ses amis,
Tous ses amis,
Tous ses amis pleuraient.

Quand il est mort le poète,
Quand il est mort le poète,
Le monde entier,
Le monde entier,
Le monde entier pleurait.

On enterra son étoile,
On enterra son étoile,
Dans un grand champ,
Dans un grand champ,
Dans un grand champ de blé.

Et c'est pour ça que l'on trouve,
Et c'est pour ça que l'on trouve,
Dans ce grand champ,
Dans ce grand champ,
Dans ce grand champ, des bleuets.

La, la, la…
Quando morì il poeta


Quando morì il poeta
quando morì il poeta
gli amici suoi
gli amici suoi
piangevano per lui.

Quando morì il poeta
quando morì il poeta
il mondo inter
il mondo inter
piangeva insieme a lui.

Dove sarà la sua stella
dove sarà la sua stella
tra il grano d'or
tra il grano d'or
dove brillò per lui.

È proprio là che si trova
è proprio là che si trova
tra il grano d'or
tra il grano d'or
e i fiordalisi in fior.

La, la, la…

domenica 1 novembre 2009

La marcia dei Santi



La marcia dei Santi
Archinuè - Oltremare - 2002

Quante cose ho visto
quante cose ho salutato
quante ne ho ritrovate qua
Son partito da lontano con un viaggio nella mano
solo andata per chissà quale città
solo andata con chissà quale meta

Con un bacio in cartolina
ho lasciato lì in vetrina
esposta ai sole la mia giovine età
Dai rancori ai malcontenti senza lacci in mezzo ai denti
questa mia vita si racconta così
questa mia vita mi saluta così

Io con un cappello in mano
non sono forse un uomo
si dice così
Saluto tutti e chiedo perdono
la vita è però un dono
e io la vivo così

Santi santi santi in paradiso
datemi un sorriso me lo metterò sul viso
Lo mostrerò alla gente che non è come me
mi guarderanno come fossi un re
Santi santi santi in paradiso
Datemi un sorriso…

Dagli amori che ho lasciato
per gli amori ritrovati
mi son detto forse è meglio così
Mi han preso per un pazzo
con la mente da ragazzo
che vide il mondo nella sua integrità
che vende tutto senza saper quel che ha

Parlando con me stesso
ho raggiunto un compromesso
capisco è forse una pazzia
Ma ho deciso a malincuore di non essere il migliore
perché il migliore lo possiate fare voi
Libero arbitrio a chi è peggio di noi

Noi con un cappello in mano
salutiamo e ci inchiniamo umilmente così
E a voi sua eccellenza non dispiaccia
se cancello la mia faccia
da questa cruda umanità

Santi santi santi in paradiso
datemi un sorriso me lo metterò sul viso
Lo mostrerò alla gente che non è come me
mi guarderanno come fossi un re
Santi santi santi in paradiso
a cattivo giuoco io farò buon viso
E se i numeri giocati non usciranno mai
della mia vita voi vedrete solo i guai

E se un giorno tornerò
senza lacci nelle scarpe
la colpa allora sarà stata solo mia
che ho scambiato la mia terra
e la mia pura fantasia
per una donna di nome bugia
per un albergo che non è casa mia

Santi santi santi in paradiso
datemi un sorriso me lo metterò sul viso
lo mostrerò alla gente che non è come me
mi guarderanno come fossi un re
Santi santi santi in paradiso
datemi un sorriso me lo sbatterò sul viso
lo mostrerò alla gente che non è come me
mi guarderanno come fossi un re

Un re senza lamenti e senza l'ombra di rimpianti
un re che come servi ha solo i suoi capelli bianchi
Lasciatemi condurre con un po' di fantasia
quel che resta di questa vita mia
quel che resta di questa mia pazzia.


giovedì 29 ottobre 2009

Quando ci vuole, ci vuole


Quinto potere - 1976


Tony Troja - Vaffansilvio - 2009

Sono incazzato nero
e tutto questo non lo accetterò più