giovedì 23 maggio 2013

Rinnoversi in segni... erranti

Mi capita per le mani un libro di poesie di Hamid Barole Abdu. So che lui sta in Italia da quasi quarant'anni e mentre sfoglio per la prima volta quelle pagine mi domando quanta Africa sarà rimasta nei suoi versi. L'apparente contraddittorietà del titolo risponde alla mia curiosità: i versi sono espressione di un continuo rinnovamento, ma non possono prescindere dal lungo viaggio iniziato tanto tempo fa e tuttora non concluso. Chi ha tanto viaggiato si scopre apolide perché ha rinunciato ad una parte delle proprie radici, ricevendo però innesti più o meno fruttuosi, ma scopre anche il proprio status di cittadino, forse né eritreo né italiano, ma cittadino di una nazione tutta da inventare di cui non è ancora iniziato il Risorgimento. In questi giorni tante polemiche sulla cittadinanza alle quali si accalorano persone che non si sono mai allontanate dalle loro tiepide quattro mura, e sono inospitali perché, chiusi nella caverna, non hanno idea dell'aria aperta. In questa poesia che ho scelto, invece, l'accoglienza di una donna nella propria casa e perciò nella propria vita, il miracolo di estranei che si scoprono diventati intimi, sono metafora di una contaminazione culturale che può generare sintesi inaudite e che non si esaurisce nel ritrovato piacere di fondersi, ma trova il suo sfogo nell'inarrestabile desiderio di rimettersi in cammino, come un Ulisse che però riparte con la sua Penelope per affrontare insieme le colonne d'Ercole o un Don Chisciotte combattuto dai mulini a vento che egli crede di combattere in onore di una Dulcinea che non importa se è opera della sua fantasia. Temi che mi ricordano questa poesia di Nazim Hikmet, ed è normale così, perché gli esuli, i migranti, i perseguitati, gli on the road, sono da sempre plasmati nella sensibilità dal loro status di inguaribili cercatori di un mondo che non c'è, eppure si lascia intravedere attraverso numerosi segni… erranti.

Benvenuta

Benvenuta dentro casa mia
sei entrata nel mio spazio intimo
spazio dove custodisco il mio pensiero
nella profondità della mia mente.
Ti ho accolta con le braccia aperte
con il palmo delle mie mani
rivolte verso il cielo
sublime attesa

Benvenuta
adesso siamo fusi
in un unico corpo
in simbiosi
partiamo
in luoghi lontani
silenziosi

in pace
per sempre.

Chi volesse acquistare il volume deve rivolgersi all'autore che provvederà ad inviarglielo per posta. Infatti pur non essendo alla prima esperienza letteraria, Hamid ha dovuto stampare in proprio la raccolta, a causa della miopia delle case editrici.

Alla fine della storia



Alla fine della storia Piovani Cantabile Special Edition - Nicola Piovani
Nicola Piovani e Francesco De Gregori - Cantabile - 2013

Quante notti ho dormito con te
quante notti ho sognato di andarmene via
la stagione passava così
tra i balconi di periferia
profumava il mattino il caffè
che ci dava quel po' di allegria
che aiutava a sbarcar la giornata
ora che te ne sei andata
ogni cosa parla ancora di te

Quante volte ho cantato con te
la passione saliva con l'alta marea
la passione che non basta mai
e che poi piano piano va via
e un bel giorno finisce da sé
la bellezza diventa bugia
e non bastano i baci a memoria
alla fine della storia
ogni cosa parla ancora di te

E ancora sui nosti balconi
ritornano le margherite
la musica delle cicale ritornerà
e ancora sto qui a ricordare
domeniche lente e infinite
e certi improvvisi sorrisi di complicità

Quante notti ho dormito con te
aspettando nel buio che fosse mattina
e l'amore saluta così
l'abitudine fatta sordina
lampeggiava la scritta di un bar
quando un po' mi eri ancora vicina
quella lunga e bastarda nottata
ora che te ne sei andata
ogni cosa parla ancora di te

Quante notti ho dormito con te
quante notti ho sognato di andarmene via
ma era bello restarsene lì
tra i balconi di periferia
lampeggiava la scritta del bar
quella notte che sei andata via
ed io resto a sbarcar la giornata
ora che te ne sei andata
e ogni cosa parla solo di te

mercoledì 22 maggio 2013

Una canzone per il paradiso





Una canzone per il paradiso Una canzone per il paradiso - Single - Settimo Benedetto Sardo & Don Andrea Gallo
Settimo Benedetto Sardo feat. don Andrea Gallo - 2013

Una canzone per il paradiso
servirà a cancellare l'apparenza dentro noi


ho scritto una canzone che parla un po' di me
ho scritto una canzone e parlo un po' con te
certo è un'emozione parlare insieme a te
mi sembra di viaggiare e sai cosa vorrei
io vorrei rincontrare tutti gli amici che non ci sono più
cantare e suonare che tanto manca a me
che mi manca
credere ancora che il mondo può cambiare
perché così com'è non mi va più

vorrei vedervi e stringervi a me
nel paradiso che vi protegge un po'
e poi tornare giù perché come si sa
il paradiso è anche qui dentro di noi
in questo lungo viaggio rimango sempre solo
mi perdo fino a quando ho ritrovato te
allora sono stanco parole più non ho
adesso il mio lavoro lo devi fare tu
e con questa canzonetta il mondo cambierai


Io questa storia la cambio insieme a te
insieme a te c'è una speranza e questo tu lo sai
la differenza ci unisce più che mai
vorrei vedervi per stringervi a me
nel paradiso e resto un po' con voi
ma poi ritorno giù perché come si sa
quel paradiso che ti protegge un po'
quel paradiso è anche qui dentro di noi

Una canzone per il paradiso
servirà a cancellare l'apparenza dentro noi


ho scritto una canzone che parla un po' di me
ho scritto una canzone e parlo un po' con te

giovedì 9 maggio 2013

Munnizza



Munnizza, un film e un appello per Peppino Impastato

Il giovane che con la sua piccola radio si opponeva al boss di Cinisi fu ucciso il 9 maggio di 35 anni fa. Questo cortometraggio di Andrea Satta con i disegni di Marta Dal Prato e la regia di Licio Esposito è per ricordarlo e per sostenere la petizione per salvare dal degrado il casolare dove fu ucciso. Il film è stato prodotto in collaborazione con Libera.


LEGGI su Repubblica.it:

martedì 7 maggio 2013

Dimmi bel giovane






Dimmi bel giovane
Francesco Bertelli - Esame di ammissione del volontario alla Comune di Parigi - 1871

Dimmi bel giovane
onesto e biondo
dimmi la patria
tua qual è
tua qual è

Adoro il popolo
la mia patria è il mondo
il pensier libero
è la mia fe'
è la mia fe'

La casa è di chi l'abita
è un vile chi lo ignora
il tempo è dei filosofi
il tempo è dei filosofi

La casa è di chi l'abita
è un vile chi lo ignora
il tempo è dei filosofi
la terra è di chi la lavora.

Addio mia bella
casetta addio
madre amatissima
e genitor
e genitor

Io pugno intrepido
per la comune
come Leonida
saprò morir
saprò morir

La casa è di chi l'abita…

La casa è di chi l'abita…

mercoledì 1 maggio 2013

Complesso del Primo Maggio



Complesso del Primo Maggio L'Album Biango - Elio e le Storie Tese
Elio e le storie tese - L'album biango - 2013

E questa è la canzone del complesso del Primo Maggio
che in genere si esibisce sotto il sole di pomeriggio
con la chitarra acustica scordata, calante
che la gente che balla a torso nudo neanche la sente
corre lu guaglione dentro al centro sociale
corre lu poliziotto che lo vuole acchiappare
corre lu metalmeccanico che brandisce una biella
corre quella col piercing che non è tanto bella
Complesso del primo maggio
Lu complesso del primo maggio
ti va riconosciuta una certa dose di coraggio
Complesso del primo maggio
Lu complesso del primo maggio
che quando ti sento sento che mi sento a disa(g)gio
E all’improvviso parte una canzone tipo Bregovic… Bregovic!
La musica balcanica ci ha rotto i coglioni
è bella e tutto quanto ma alla lunga… rompe i coglioni
Certo ne avrei senz’altro tutta un’altra opinione
se fossi un balcanico, se fossi un balcone
ma siccome non sono croato né un balcone balcano
io non capisco perché tutti quanto continuano insistentemente a suonare questa musica di merda
ma comunque… prima di cantare una canzone balcanosa
ricordati di fare una cosa:
lanciare un’invettiva ai danni del capitalismo
(megafono con voce di Mengoni)

“Allora noi vogliamo dedicare questa canzone contro il capitalismo, è ora dire basta col lavoro che sfrutta tutti. Devono capire che hanno rotto le palle i padroni, perché le masse operaie… o ma non vi sento fatevi sentire, siete tantissimi!”
Corre lu guaglione dentro al centro sociale
corre lu poliziotto che lo vuole acchiappare
corre lu metalmeccanico che brandisce una biella
corre quella col piercing che non è tanto bella
Complesso del primo maggio
che vi stanno i cantanti
che in due vorrebbero essere l’unico là davanti
non mi riferisco per forza ai Linea 77
ma i Linea 77 sono un ottimo esempio
E all’improvviso parte una canzone tipo Linea 77
(voce di Mengoni)
“Canto ioo” “Noo, canto iooo”
“Tocca a me tu avevi cantato primaa” “Ma un pezzo più corto”
“Non mi stare davanti non mi cantare sopra” “Ti invito a lasciare tutto”
“Rispetto la vostra decisione di farci da parte” “Nooo, mi faccio da parte io”
E poi arriva il complesso che valorizza il territorio
impara quattro accordi ci costruisce un repertorio
e senza motivo c’è un percussionista ghanese
che è stato ricollocato in un complesso pugliese
E all’improvviso parte una canzone tipo Van de Sfroos
La figlia del padrone voleva far l’amore
con tre cassaintegrati sul comò
Ma il padrùn fa la frittada
ghe ne dà minga al cassaintegrada
Dalle belle braghe bianche alla fine le palanche non gli dà
Ma prima di cantare una canzone vandesfrosa
ricordati di dire una cosa:
“Il Primo Maggio è fatto di gioia ma anche di noia”
(Zingarella)
Scusate signori siamo un complesso tanto povero
andate tutti in Piazza San Giovanni del concerto Primo Maggio
ovviamente poi guardate concerto
noi veniamo in vostre case e vi facciamo appartamento e cacca sul letto
grazie mille tutti
Complesso del mezzogiorno lu complesso di mezzogiorno
vedrai che al primo maggio suoni intorno a mezzogiorno
Complesso tipo Bregovic complesso tipo Bregovic
vedrai che al Primo Maggio suoni intorno al primo pomerigg
Complesso con due cantanti tipo Linea 77
cantate uno alla volta che nessuno ci rimette
Complesso del territorio lu complesso del territorio
impara altri quattro accordi che raddoppi il repertorio
Complessi del Primo Maggio più importanti
tipo Negramaro e Jovanotti
sappiate che voi siete i pesci grossi
e prima si esibiscon gli avannotti




martedì 23 aprile 2013

La parola «piangere»

Lacrime prima di addormentarsi by Bernard JaubertUn giorno tutti saremo felici.
Le lacrime, chi le ricorderà?
I bimbi scoveranno
nei vecchi libri
la parola «piangere»
e alla maestra in coro chiederanno:
«Signora, che vuol dire?
Non si riesce a capire».
Sarà la maestra,
una bianca vecchia
con gli occhiali d'oro,
e dirà loro:
Così e così.
I bimbi lì per lì
non capiranno.
A casa, ci scommetto,
con una cipolla a fette
proveranno e riproveranno
a piangere per dispetto
e ci faranno un sacco di risate…
E un giorno tutti in fila,
andranno a visitare
il Museo delle lacrime:
io li vedo, leggeri e felici,
i fiori che ritrovano le radici.
Il Museo non sarà tanto triste:
non bisogna spaventare i bambini.
E poi, le lacrime di ieri
non faranno più male:
è diventato dolce il loro sale.
…E la vecchia maestra narrerà:
«Le lacrime di una mamma senza pane…
le lacrime di un vecchio senza fuoco…
le lacrime di un operaio senza lavoro…
le lacrime di un nero frustato
perché aveva la pelle scura…»
«E lui non disse nulla?»
«Ebbe paura?»
«Pianse una sola volta ma giurò:
una seconda volta
non piangerò».
I bimbi di domani
rivedranno le lacrime
dei bimbi di ieri:
del bimbo scalzo,
del bimbo affamato,
del bimbo indifeso,
del bimbo offeso, colpito, umiliato…
Infine la maestra narrerà:
«Un giorno queste lacrime
diventarono un fiume travolgente,
lavarono la terra
da continente a continente,
si abbatterono come una cascata:
così, così la gioia fu conquistata».

Questa storia non è ancora accaduta, ma accadrà sicuramente domani. Ecco cosa dice.
Domani una brava, vecchia maestra condusse i suoi scolari, in fila per due, a visitare il museo del Tempo Che Fu, dove sono raccolte le cose di una volta che non servono più, come la corona del re, lo strascico della regina, il tram di Monza, eccetera.
In una vetrinetta un po' polverosa c'era la parola Piangere.
Gli scolaretti di Domani lessero il cartellino, ma non capivano.
– Signora, che vuol dire?
– È un gioiello antico?
– Apparteneva forse agli etruschi?
La maestra spiegò che una volta quella parola era molto usata, e faceva male. Mostrò una fialetta in cui erano conservate delle lagrime: chissà, forse le aveva versate uno schiavo battuto dal suo padrone, forse un bambino che non aveva casa.
– Sembra acqua,– disse uno degli scolari.
– Ma scottava e bruciava, – disse la maestra.
– Forse la facevano bollire, prima di adoperarla?
Gli scolaretti proprio non capivano, anzi cominciavano già ad annoiarsi. Allora la buona maestra li accompagnò a visitare altri reparti del Museo, dove c'erano da vedere cose più facili, come: l'inferriata di una prigione, un cane da guardia, il tram di Monza, eccetera, tutta roba che nel felice paese di Domani non esisteva più.

Gianni Rodari - Favole al telefono - 1962





sabato 20 aprile 2013

La lampara


Brano tratto da Un'ala di riserva


Signore, dai a questi miei amici e fratelli
la forza di osare di più,
la capacità di inventarsi,
la gioia di prendere il largo,
il fremito di speranze nuove.

Il bisogno di sicurezze li ha inchiodati
a un mondo vecchio…

Dai ad essi, Signore, la volontà decisa
di rompere gli ormeggi,
per liberarsi da soggezioni antiche e nuove…

Stimola in tutti, nei giovani in particolare,
una creatività più fresca, una fantasia
più liberante
e la gioia turbinosa dell’iniziativa…

Una seconda cosa ti chiedo, Signore.

Fa’ provare a questa gente che lascio
l’ebbrezza di camminare insieme.

Donale una solidarietà nuova,
una comunione profonda,
una “cospirazione” tenace.

Falle sentire che per crescere insieme
non basta tirar fuori dall’armadio del passato
i ricordi splendidi e fastosi di un tempo,
ma occorre spalancare la finestra del futuro,
progettando insieme, osando insieme,
sacrificando insieme.

Da soli non si cammina più.

Don Tonino Bello

lunedì 1 aprile 2013

Raggi laser che sembran fulmini

Mi dispiace che sia capitato anche al povero Enzo Jannacci, ma quella che vedete sinistramente qui a sinistra è un'immagine che purtroppo si è diffusa in tutte le camere ardenti degli obitori delle cliniche e degli ospedali.

Versione modernizzata del sacro cuore di Gesù, si caratterizza per quell'alone al neon intorno alla testa e per i raggi che si dipartono dal cuore, che neanche Mazinga con tutti gli uforobot.

Se questo è l'attuale livello dell'arte sacra, sarebbe minor dannazione quella profana.

Perciò, potendo scegliere, quando sarà, a me mettetemi l'uomo ragno.




Merciful Jesus
Approfondendo, pare che si tratti dell'immagine di Gesù Misericordioso, dettata minacciosamente ad un pittore dalla beata polacca Faustina Kowalska. Nel racconto della genesi del dipinto, promesse di vita eterna e maledizioni si annullano a vicenda.
Tra le macerie di queste concessioni ad una religiosità popolare non certo da cristiani adulti, si aggira lo spettro di un armamentario magico sacrale di un gusto altrettanto kitsch del Cristo compagnone.

domenica 31 marzo 2013

Rolling stones

Pasqua, festa dei macigni rotolati

Resurrection, Bargello National Museum, FlorenceVorrei che potessimo liberarci dai macigni che ci opprimono, ogni giorno: Pasqua è la festa dei macigni rotolati. È la festa del terremoto.

La mattina di Pasqua le donne, giunte nell'orto, videro il macigno rimosso dal sepolcro.
Ognuno di noi ha il suo macigno. Una pietra enorme messa all'imboccatura dell'anima che non lascia filtrare l'ossigeno, che opprime in una morsa di gelo; che blocca ogni lama di luce, che impedisce la comunicazione con l'altro.
È il macigno della solitudine, della miseria, della malattia, dell'odio, della disperazione… Siamo tombe alienate. Ognuno con il suo sigillo di morte.

Pasqua allora, sia per tutti il rotolare del macigno, la fine degli incubi, l'inizio della luce, la primavera di rapporti nuovi e se ognuno di noi, uscito dal suo sepolcro, si adopererà per rimuovere il macigno del sepolcro accanto, si ripeterà finalmente il miracolo che contrassegnò la resurrezione di Cristo.

Tonino Bello, Pietre di scarto

venerdì 29 marzo 2013

La sera che partì mio padre





La sera che partì mio padre
Enzo Jannacci - Vengo anch'io. No, tu no. - 1968
Mina - Mina quasi Jannacci - 1977

La sera che partì mio padre
noi s'era alla finestra a guardare
guardare per vederlo andare
neanche tanto lontano
e non muovere neanche una mano

La sera che partì mio padre
non c'erano canzoni da ascoltare
perché la radio continuava a parlare
e mio padre andava per non tornare più

La sera che partì soldato
gli dissero di non sparare
che era solo roba di leva militare
bastava soltanto dire: "altolà!"

La sera che arrivò mia madre
che lo vide bianco senza più respirare
aveva in mano il telegramma
medaglia d'oro per l'altolà

La sera che partirò anch'io
io spero solo che sia Natale
perché a Natale stanno tutti a casa
a mangiare, bere, ascoltarsi, parlare

La sera che me ne andrò via
diranno che dovevo andare
diranno che non vado poi a star male
ma io so già che non si sta così

L'album di Mina contiene 10 cover molto belle,
di cui si può fare un assaggio in questa playlist su YouTube

C'eri tu





Were you there when they crucified my Lord

Were you there when they crucified my Lord?
Were you there when they crucified my Lord?
Oh!
Sometimes it causes me to tremble, tremble, tremble.
Were you there when they crucified my Lord?

Were you there when they nailed him to the tree?
Were you there when they nailed him to the tree?
Oh!
Sometimes it causes me to tremble, tremble, tremble.
Were you there when they nailed him to the tree?

Were you there when they pierced him in the side?
Were you there when they pierced him in the side?
Oh!
Sometimes it causes me to tremble, tremble, tremble.
Were you there when they pierced him in the side?

Were you there when they laid him in the tomb?
Were you there when they laid him in the tomb?
Oh!
Sometimes it causes me to tremble, tremble, tremble.
Were you there when they laid him in the tomb?

Were you there when the stone was rolled away?
Were you there when the stone was rolled away?
Oh!
Sometimes it causes me to tremble, tremble, tremble.
Were you there when the stone was rolled away?

La versione in italiano del 1965 di Ceragioli e Varnavà dice:

C'eri tu alla croce di Gesù?
C'eri tu alla croce di Gesù?
Oh! Questo pensier fa' sì ch'io
pianga pianga pianga.
C'eri tu alla croce di Gesù?

Stabat Mater


Pier Paolo Pasolini - Il Vangelo secondo Matteo - 1964


Stabat Mater

James Tissot: Stabat Mater (Women Behold Thy Son)La Madre addolorata stava
in lacrime presso la Croce
su cui pendeva il Figlio.

E il suo animo gemente,
contristato e dolente
una spada trafiggeva.

Oh, quanto triste e afflitta
fu la benedetta
Madre dell'Unigenito!

Come si rattristava e si doleva
la pia Madre
vedendo le pene dell'inclito Figlio!

Chi non piangerebbe
al vedere la Madre di Cristo
in tanto supplizio?

Chi non si rattristerebbe
al contemplare la pia Madre
dolente accanto al Figlio ?

A causa dei peccati del suo popolo
Ella vide Gesù nei tormenti,
sottoposto ai flagelli.

Vide il suo dolce Figlio
che moriva, abbandonato da tutti,
mentre esalava lo spirito.

Oh, Madre, fonte d'amore,
fammi provare lo stesso dolore
perché possa piangere con te.

Fa' che il mio cuore arda
nell'amare Cristo Dio
per fare cosa a lui gradita.

Santa Madre, fai questo:
imprimi le piaghe del tuo Figlio crocifisso
fortemente nel mio cuore.

Del tuo figlio ferito
che si è degnato di patire per me,
dividi con me le pene.

Fammi piangere intensamente con te,
condividendo il dolore del Crocifisso,
finché io vivrò.

Accanto alla Croce desidero stare con te,
in tua compagnia,
nel compianto.

O Vergine gloriosa fra le vergini
non essere aspra con me,
fammi piangere con te.

Fa' che io porti la morte di Cristo,
avere parte alla sua passione
e ricordarmi delle sue piaghe.

Fa' che sia ferito delle sue ferite,
che mi inebri con la Croce
e del sangue del tuo Figlio.

Che io non sia bruciato dalle fiamme,
che io sia, o Vergine, da te difeso
nel giorno del giudizio.

Fa' che io sia protetto dalla Croce,
che io sia fortificato dalla morte di Cristo,
consolato dalla grazia.

E quando il mio corpo morirà
fa' che all'anima sia data
la gloria del Paradiso. Amen.

giovedì 21 marzo 2013

Il bisogno di te



Il bisogno di te Che nemmeno Mennea - EP - Daniele Silvestri
Daniele Silvestri - Che nemmeno Mennea - 2013

Sa sa prova 2,3, sa prova prova sa sa prova 2, 3, prova…

Ho provato per te un dolore che ormai ho capito cos'è e che è sempre di più quando tu te ne vai è il bisogno di te quello che non vorrei e tu potrai non crederci ma io scommetterei che hai bisogno di me anche se non lo sai hai bisogno di me pure tu e presto capirai che il bisogno che c'è non si placherà mai allora adesso giurami che non mi lascerai

non ti lascio solo
non ti lascio solo no

Io divido con te ogni singola idea quando chiami io corro da te che nemmeno Mennea voglio fare di te la mia sola mania allora adesso giurami di non andare via

non ti lascio solo
non ti lascio solo no (no, no)

Allego fermo immagine di un'era lontanissima noi due vicini e liberi padroni su quell'isola corrompevamo giudici l'amore, poi la musica e gli amici a quella tavola la foto tu conservala se vuoi io tanto ho un'altra copia sai anzi, parecchie copie sai perché non si sa mai così, guardandola, immagino che non mi tradirai

Ma non lo vedi che (tutto intorno a te) può capitare che (tutto intorno a te) ti gira male e (tutto intorno a te) non c'è nessuno che (tutto intorno a te) ti può proteggere (tutto intorno a te) ti può difendere (tutto intorno a te ) ti sa comprendere (tutto intorno a te) non c’è nessuno che possa tranne me perchè io no (no, no) non ti lascio solo non ti lascio solo no (no, no)

Non è pensabile non è un’ipotesi percorribile fare da solo non è plausibile ci sono troppe, troppe trappole devi conoscere troppe regole ti devi dare una vita stabile per evitare l'imprevedibile ci vuole pure qualcuno vigile per cui io no perché io no (no, no) non ti lascio solo non ti lascio solo no (no, no)

Sa sa prova 2,3, sa prova prova sa sa prova 2, 3, prova…


«Questa canzone e questo videoclip dovevano uscire più avanti, fra qualche mese, secondo un programma rigoroso e stabilito da tempo, che ora non ha più ragione di essere. La notizia dell'improvvisa scomparsa di Pietro mi ha convinto a non aspettare ancora un solo istante, anche perché ci tenevo che lui la potesse sentire nell'aria questa canzone, con quel minuscolo omaggio che lo riguardava, testimonianza di un bambino ormai cresciuto che non ha mai smesso di tradurre la parola "velocità" con la parola Mennea.»
(Daniele Silvestri)

lunedì 18 marzo 2013

Il compleanno di don Tonino



Ancora adesso ti dedichiamo la tua canzone preferita.

Oh, freedom!

Oh, freedom, Oh, freedom,
Oh freedom over me.
And before I'd be a slave
I'd be buried in my grave
And go home to my Lord and be free.

No more moanin'…

No more weepin'…

No more shootin'…

There'll be singing…



domenica 10 marzo 2013

Crotone



Crotone Crotone - Che aria tira (Deluxe Edition)
Il parto delle nuvole pesanti feat. Fabrizio Moro - Che aria tira - 2013

A Crotone a Crotone
c'è Pitagora e Milone
c'è l'arancia coi limoni
e la NATO nei polmoni

c'è un sacco di veleno
infiltrato nel terreno
dove sorgono le scuole
e i bambini stanno al sole
i bambini sull'amianto
e le madri con il pianto
i bambini innocenti
vittime dei prepotenti

che peccato che peccato
che abbia solo scaricato
tonnellate tonnellate
di veleno in mezzo al prato
la bonifica che aspetta
e la gente che si infetta
che si prende un bel tumore
a vent'anni già si muore

Sentir qualcuno
durante pomeriggi di partite a calcio
e mi sentivo male per quella fabbrica
ma quando vado a sud
io trovo tutto a sud
in questo grande sud
il mondo è tutto a sud
ma quando guardo il cielo
lo vedo blu
e quando vado al mare
io non capisco più

A Crotone a Crotone
la Madonna in processione
la Madonna velo e nera
e rivolge una preghiera
dal Casale a Bagnoli
e da Taranto a Crotone
criminali della morte
tutti quanti in prigione

Ma Crotone non si arrende
si rivolge al presidente
il presidente fa il coniglio
e non dà nessun consiglio
interviene il capo di stato
il presidente ha sbagliato

Sentir qualcuno
durante pomeriggi di partite a calcio
e mi sentivo male per quella fabbrica
ma quando vado a sud
io trovo tutto a sud
in questo grande sud
il mondo è tutto a sud
ma quando guardo il cielo
lo vedo blu
e quando vado al mare
io non capisco più

Ma la gente di Crotone
si rivolge al Creatore
il potente manda a dire
che ci vuole tanta fede
fede in quella santa donna
faro di Capo Colonna
o Madonna pensaci tu
perché il cielo ritorni blu

A Crotone a Crotone
appendiamo il cartellone
una voce che sovrasta
l'omertà e la presunzione
di una casta che ci inquina
l'aria che è in circolazione
di codesti personaggi
senza nome né cognome
a Crotone a Crotone
ora i conti vanno fatti
perché gli uomini non vanno
mai trattati come i ratti
tra i convegni e appuntamenti
le mazzette e i campisanti
ci sentiamo un poco tesi
tutti quanti tutti quanti
milanesi siciliani
romani e bolognesi
napoletani e calabresi

Ma quando vado a sud
io trovo tutto a sud
in questo grande sud
il mondo è tutto a sud
ma quando guardo il cielo
lo vedo blu
e quando vado al mare
io non capisco più


venerdì 1 marzo 2013

L'aereo del Papa



L'aereo del papa Milanese, vol. 2 - Nanni Svampa
(Gino Negri - 1965)
Nanni Svampa - Antologia della canzone lombarda

Me son sognada, me son sognada
Che ‘l Paolo sesto l’è borlà giò
Me son sognada l’aereo in fiamme
E ‘l Paolo sesto in un falò

Papa Giovanni, tu che sei nel cielo
Salva per un pelo quel bravo fiöö
Papa Giovanni, tu che sei un santo
Ciapel pel manto che ‘l borla giò.

Me son sognada, me son sognada
Parevo propi la verità
Il Paolo sesto precipitava
Per cause ignote che non si sa

Papa Giovanni, che sei tanto buono
Fa che ‘l mè Paolino el se copa no
Papa Giovanni, tegnel per un’ ungia
Fa che non defunga quel bravo fiöö.

M’han desedada, mi son svegliata
El Paolo sesto l’è che anca mò
Il prima pagina di tutti i giornali
Gh’è scrit che ‘l Paolo ritornò

Scusa Giovanni, se ti ho disturbato
Ma son contenta che non cascò
Scusa Goivanni, ti saluto in fretta
Vado alla chiesetta che pregherò

Te Deum laudamus, Te Deum laudamus,
Te Deum kirie eleison
Te Deum laudamus, Te Deum laudamus,
Te Deum kirie eleison

Papa Giovanni, oltre che dai sogni
Salva dai bisogni l’umanità
Roncalli Gianni sia santificato
Viva il suo papato di libertà.

Te Deum …

mercoledì 27 febbraio 2013

Complottismo

Guardo retrospettivamente alla più o meno recente storia d'Italia.
Osservo che, ogni volta che ci sarebbe stata la possibilità per la Sinistra di governare, si sono messi in campo effetti speciali che neanche ad Hollywood.

Nel 1948 addirittura la scomunica della Chiesa cattolica, che tutti mandava a bruciare nelle fiamme dell'inferno.

Nel 1978 le Brigate, rosse dalla vergogna. Povero Moro.
Erano tempi in cui la loggia P2 era un meccanismo oliato ed infallibile.

Poi Berlusconi, perfetto finché dura.
Ora friniscono i grilli e finiscono i sogni.

Seguo scie chimiche inquietanti ed a ritroso le riconduco tutte ad un disegno. Tutt'altro che democratico.

La dimensione privata

"Chi assume il ministero petrino - ha detto il Papa nella ultima udienza generale, ritornando con il pensiero ai sentimenti del giorno dell'elezione - non ha più alcuna privacy. Appartiene sempre e e totalmente a tutti, a tutta la Chiesa. Alla sua vita viene, per così dire, totalmente tolta la dimensione privata. Ho potuto sperimentare - ha aggiunto - e lo sperimento precisamente ora, che uno riceve la vita proprio quando la dona".

Ci sarà da riflettere a lungo e da non dimenticare questo senso di sgomento quando nel futuro qualcun altro inchioderà poveri cristi a croci più grandi di loro.


Jesus Christ Superstar 1973 - I mendicanti