mercoledì 9 novembre 2011

Metà Bertoldo, metà caimano

Esclamazione di Bertoldo per la sentenza data dal Re contra di lui.

Bertoldo. Orsù pure, il proverbio dice il vero: o servi come servo, o fuggi come cervo, perché corvi con corvi non si cavano mai gli occhi, e i parenti si vedono condurre alla forca, ma fra loro non si appiccano; però tutto quello che luce non è oro, ma chi non fa non falla; parola detta e pietra tratta non può tornar a dietro, e un torso di verze è cagione talora della morte di mille mosche; ma tal mi ride in bocca che ha il rasoio sotto, onde meglio è un'oncia di libertà, che dieci libre d'oro, perché alla fine lupo non mangia di lupo, e però per cantare il corvo perse il formaggio, come ho fatto io, che, per aver canzonato in amaro son ridotto al buco del gatto, né mi scamperiano le ali di Dedalo, ché il Re ha già dato la sentenza e la sua parola non può tornare a dietro, ancorché si dica che chi può fare può anco disfare.

Astuzia ultima di Bertoldo per campar la vita, seguitando il suo dire.

Bertoldo. Orsù pur Bertoldo, qui ti bisogna far un animo di leone e mostrar la tua generosità a questo passo, poiché tanto dura il dolore quanto tarda il morire, e quello che non si può vendere, si deve donare. Eccomi dunque pronto, o Re, a essequire quanto hai ordinato. Ma, prima ch'io muoia, io bramo una grazia da te e sarà l'ultima che mi farai più.

Re. Eccomi pronto per fare quello che domandi, ma di' presto, ché m'hai fastidito con quel tuo longo cianciume.

Bertoldo. Comanda, ti prego, a questi tuoi ministri, che non mi appicchino sin tanto che io non trovo una pianta o arbore che mi piaccia, che poi morirò contento.

Re. Questa grazia ti sia concessa. Su, conducetelo via, né lo sospenderete se non a una pianta che gli piaccia, sotto pena della mia disgrazia. Vuoi altro da me?

Bertoldo. Altro non ti chieggio, e ti rendo grazie infinite.

Re. Orsù, a Dio Bertoldo, abbi pazienza per questa volta.

Bertoldo non trova arbore né pianta che gli piaccia, onde i ministri infastiditi lo lasciano andare.

Non comprese il Re la metafora di Bertoldo, onde costoro lo menarono in un bosco pieno di varie piante, e, quivi non ve n'essendo nissuna che gli piacesse, lo condussero per tutti i boschi d'Italia, né mai poterono trovare pianta, arbore né tronco che gli piacesse; onde, fastiditi dal lungo viaggio e ancora avendo conosciuto la sua grande astuzia, lo slegarono e lo posero in libertà, e ritornati al Re gli narrarono il tutto. Il quale, oltra modo si stupì del gran giudicio e sottile ingegno di costui, tenendolo per uno de' più accorti cervelli che fossero al mondo.

Giulio Cesare Croce - Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno - 1620

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