martedì 27 settembre 2011

Le scuole sceme

Tommaso di Ciaula è un grande scrittore e poeta. Tommaso di Ciaula è un grande, e basta. Oggi compie 70 anni, pensando a ragione che tutti lo abbiano dimenticato, soprattutto i suoi conterranei. Siamo gente ingrata. Strappati alla terra, passati attraverso il supplizio di un tornio dove il sole a malapena filtrava attraverso un lucernario, ora privati sia delle radici contadine che della dignità del lavoro rappresentato da quella tuta blu, ci ostiniamo a non provare simpatia per chi ci ricorda chi eravamo.
Auguri Tommaso, non si' facenn mal sang. Tu che hai fatto le scuole sceme, hai raccontato cose belle che resteranno per sempre.

Ho fatto scuole stupide io, scuole sceme, le scuole elementari e poi l'avviamento agrario. Agrario per modo di dire. Almeno ci avessero imparato a piantare la verdura, gli alberi, niente, solo teoria con tutta la terra sterminata che stava intorno. Ho fatto le scuole agrarie perché allora per andare alle scuole medie bisognava fare gli esami d'ammissione ed io fui bocciato per tre volte in italiano.
Appena finite le scuole mio padre mi portò a Bari per trovarmi un lavoro, a vendermi come un agnello alle officinette. Si andava per le strade zozze di Bari, quelle periferiche dove stavano i capanni di lamiere, mi comprò anche un po' di focaccia. Per me fu strano vedere che la comprava al negozio, pensavo che la facevano soltanto le nonne, non sapevo che tutto era diverso in una città. Entravamo nelle officinette e chiedevamo del padrone, come questo si avvicinava mio padre si faceva venire quasi le lacrime, il pianto delle puttane, e diceva: "Mi raccomando, questo è un ragazzo che ha bisogno di lavoro, si mangia le carni a stare tutto il giorno senza fare niente. Vi prego, prendetelo a lavorare anche senza pagare. Fatelo per l'anima dei vostri morti, u guaglione non ha pretese, fate voi, quanto volete dargli gli date."
Poi cominciava a dire che lui faceva l'appuntato dei carabinieri e che era una persona rispettabile. Il padrone di turno faceva la faccia brutta perché perdeva tempo. Girammo non esagero mezza Bari. Io intristito e mio padre a furia di piangere per impietosire i padroni gli erano venuti gli occhi rossi. Quel giorno non trovammo nulla. L'indomani quando suonò la sveglia mio padre mi chiamò nella sua stanza e mi disse che ormai la strada la sapevo e dovevo vedermela io e u mes de marz.

Tommaso Di Ciaula - Tuta Blu

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