venerdì 22 luglio 2011

Maria Maddalena


Fu nel mese di giugno che lo vidi per la prima volta. Stava camminando in un campo di grano quando passai con le mie ancelle, ed era solo.

Il ritmo del Suo passo era diverso da quello di tutti gli altri uomini, ed Egli si muoveva come mai prima avevo visto fare.

Non è con quell’incedere che gli uomini percorrono il mondo, e ancora oggi io non so se camminasse veloce oppure lentamente.

Le mie ancelle presero ad additarlo e a scambiarsi trepidi bisbigli. Ed io fermai il passo per un istante, e sollevai la mano per fargli un cenno di saluto. Ma Egli non volse il capo, e non mi guardò. Ed io Lo odiai. Vacillai nella Sua ripulsa; e mi sentii raggelare come sotto un cumulo di neve. Avevo i brividi.

In sogno, quella notte, lo vidi. Più tardi mi dissero che durante il sonno avevo gridato, agitandomi nel letto senza quiete.

Fu nel mese di agosto che lo vidi di nuovo, dalla finestra. Sedeva nel mio giardino, all’ombra di un cipresso; ed era immobile come fosse stato scolpito nella pietra, come le statue che si vedono ad Antiochia e nelle altre città del settentrione.

E il mio schiavo, l’Egizio, venne a dirmi: “Quell’uomo è di nuovo qui. Siede laggiù, in un angolo del tuo giardino”.

Ed io guardai, e guardai ancora, e la mia anima palpitò: perché Egli era bello. Il Suo corpo non era un corpo comune, e sembrava che ognuna delle sue parti vivesse in armonia con tutte le altre.

Allora indossai vesti di Damasco e lasciai la mia casa per camminare alla Sua volta.

Fu la mia solitudine o la Sua fragranza a spingermi verso di Lui? Fu l’avidità dei miei occhi affamati di bellezza? Oppure fu la Sua avvenenza a invocare la luce dei miei occhi?

Ancora oggi non lo so.

Camminai verso di Lui con le mie vesti odorose e i miei sandali d’oro, i sandali che ho avuto in dono dal generale romano: proprio questi. E quando Lo ebbi raggiunto, dissi: “Buongiorno a te”.

Ed Egli mi disse: “Buongiorno a te, Mirjam”.

E mi guardò, e la notte che era nei Suoi occhi mi vide come mai nessun uomo mi aveva vista. E d’improvviso mi sentii come nuda, e provai vergogna.

Eppure mi aveva detto soltanto: “Buongiorno a te”.

Gli dissi allora: “Non vuoi venire nella mia casa?”.

Ed Egli: “Non sono già in casa tua?”.

Non capii cosa intendesse, allora: ma adesso lo so.

E gli chiesi: “Non vuoi dividere con me vino e pane?”.

Ed Egli rispose: “Sì, Mirjam, ma non ora”.

Non ora, non ora, disse. E in quelle due parole udii la voce del mare, e la voce del vento e degli alberi, udii. Quando le pronunciò, dentro di me la vita parlò alla morte.

Perché –ricordalo amico mio- io ero morta. Una donna che aveva divorziato dalla propria anima, io ero. Vivevo divisa dal mio essere che tu vedi ora. Appartenevo ad ogni uomo, e a nessuno. Mi chiamavano prostituta, e posseduta dai sette diavoli: così mi chiamavano. Ero maledetta, ero invidiata.

Ma quando l’aurora che era nei Suoi occhi guardò nei miei, tutte le stelle della mia notte si dissolsero: ed io fui Mirjam, solo Mirjam, una donna che si era perduta in una terra che le era nota e che ora stava ritrovando se stessa in luoghi che non aveva mai visto.

E di nuovo gli dissi: “Vieni nella mia casa a dividere con me il pane e il vino”.

Ed Egli disse: “Perché mi chiedi di essere tuo ospite?”

Ed io dissi ancora: “Ti supplico , vieni a casa mia”.

E tutto ciò che in me era zolla, e tutto ciò che in me era cielo, lo invocava.

Allora Egli mi guardò, ed il meriggio che era nei Suoi occhi fu su di me, ed Egli disse: “Tu hai molti amanti, eppure io solo ti amo. Gli altri ti amano per se stessi. Io in te amo te soltanto. Gli altri uomini vedono in te una bellezza che dileguerà più veloce dei loro anni. Ma io vedo in te una bellezza che non svanirà, e nell’autunno dei tuoi giorni quella bellezza non avrà timore di guardarsi nello specchio, e non ne riceverà offesa. Solo io amo in te ciò che non si vede”.

Poi disse con voce lieve: “Và, ora. Se questo cipresso è tuo e non vuoi che sieda alla sua ombra, andrò per la mia strada”.

Ed io piansi e gli dissi: “Maestro, vieni nella mia casa. Ho per Te incenso da bruciare, ed ho un bacile d’argento per i Tuoi piedi. Tu sei uno straniero, eppure non lo sei. Ti supplico, vieni nella mia casa”.

Allora Egli si alzò e mi guardò nel modo in cui immagino le stagioni debbano guardare i campi, e sorrise. Poi disse ancora: “Tutti gli uomini ti amano per se stessi, ma è per te che io ti amo”. Poi se ne andò.

Nessun altro uomo camminò mai come Lui camminava. Era un alito nato nel mio giardino che soffiava verso oriente? Oppure era una tempesta che avrebbe agitato fin nel loro intimo tutte le cose?

Non lo sapevo, ma quel giorno il tramonto che era nei Suoi occhi uccise in me il serpente, ed io divenni una donna. Io divenni Mirjam , Mirjam di Mijdel.

Khalil Gibran , “Gesù, il figlio dell’uomo”, 1928



Tamir - MARY MAGDALENE On Meeting Jesus for the First Time


It was in the month of June when I saw Him for the first time. He was walking in the wheat field when I passed by with my handmaidens, and He was alone.

The rhythm of His steps was different from other men’s, and the movement of His body was like naught I had seen before.

Men do not pace the earth in that manner. And even now I do not know whether He walked fast or slow.

My handmaidens pointed their fingers at Him and spoke in shy whispers to one another. And I stayed my steps for a moment, and raised my hand to hail Him. But He did not turn His face, and He did not look at me. And I hated Him. I was swept back into myself, and I was as cold as if I had been in a snow-drift. And I shivered.

That night I beheld Him in my dreaming; and they told me afterward that I screamed in my sleep and was restless upon my bed.

It was in the month of August that I saw Him again, through my window. He was sitting in the shadow of the cypress tree across my garden, and He was still as if He had been carved out of stone, like the statues in Antioch and other cities of the North Country.

And my slave, the Egyptian, came to me and said, “That man is here again. He is sitting there across your garden.”

And I gazed at Him, and my soul quivered within me, for He was beautiful.

His body was single and each part seemed to love every other part.

Then I clothed myself with raiment of Damascus, and I left my house and walked towards Him.

Was it my aloneness, or was it His fragrance, that drew me to Him? Was it a hunger in my eyes that desired comeliness, or was it His beauty that sought the light of my eyes?

Even now I do not know.

I walked to Him with my scented garments and my golden sandals, the sandals the Roman captain had given me, even these sandals. And when I reached Him, I said, “Good-morrow to you.”

And He said, “Good-morrow to you, Miriam.”

And He looked at me, and His night-eyes saw me as no man had seen me. And suddenly I was as if naked, and I was shy.

Yet He had only said, “Good-morrow to you.”

And then I said to Him, “Will you not come to my house?”

And He said, “Am I not already in your house?”

I did not know what He meant then, but I know now.

And I said, “Will you not have wine and bread with me?”

And He said, “Yes, Miriam, but not now.”

Not now, not now, He said. And the voice of the sea was in those two words, and the voice of the wind and the trees. And when He said them unto me, life spoke to death.

For mind you, my friend, I was dead. I was a woman who had divorced her soul. I was living apart from this self which you now see. I belonged to all men, and to none. They called me harlot, and a woman possessed of seven devils. I was cursed, and I was envied.

But when His dawn-eyes looked into my eyes all the stars of my night faded away, and I became Miriam, only Miriam, a woman lost to the earth she had known, and finding herself in new places.

And now again I said to Him, “Come into my house and share bread and wine with me.”

And He said, “Why do you bid me to be your guest?”

And I said, “I beg you to come into my house.” And it was all that was sod in me, and all that was sky in me calling unto Him.

Then He looked at me, and the noontide of His eyes was upon me, and He said, “You have many lovers, and yet I alone love you. Other men love themselves in your nearness. I love you in your self. Other men see a beauty in you that shall fade away sooner than their own years. But I see in you a beauty that shall not fade away, and in the autumn of your days that beauty shall not be afraid to gaze at itself in the mirror, and it shall not be offended.

“I alone love the unseen in you.”

Then He said in a low voice, “Go away now. If this cypress tree is yours and you would not have me sit in its shadow, I will walk my way.”

And I cried to Him and I said, “Master, come to my house. I have incense to burn for you, and a silver basin for your feet. You are a stranger and yet not a stranger. I entreat you, come to my house.”

Then He stood up and looked at me even as the seasons might look down upon the field, and He smiled. And He said again: “All men love you for themselves. I love you for yourself.”

And then He walked away.

But no other man ever walked the way He walked. Was it a breath born in my garden that moved to the east? Or was it a storm that would shake all things to their foundations?

I knew not, but on that day the sunset of His eyes slew the dragon in me, and I became a woman, I became Miriam, Miriam of Mijdel.

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