venerdì 15 agosto 2008

Immagini traditrici

Il tradimento delle immagini di René Magritte 1928-29


Senti un po', che cosa vedi qua sopra?

Una pipa!

Eh no, questa non è una pipa!

Magritte ha ragione: quella non è una pipa, ma una rappresentazione della pipa reale.

Per alcuni versi è meno di una pipa, non posso prenderla in mano, riempirla del mio trinciato preferito, accenderla, rilassarmi in poltrona fumandola lentamente.

Però è anche molto di più di una pipa. È la pipa come l'ha immaginata Magritte mentre la dipingeva, è tutte le molteplici sensazioni che la vista di quella immagine ha evocato ed evocherà in chiunque osserverà il dipinto.

Basta che siamo coscienti che quella non è la realtà, ma di mezzo c'è il filtro del nostro cervello che rappresenta la realtà al meglio che può, aggiungendo ed eliminando a suo piacimento particolari che non è detto che siano trascurabili. La metafisica insieme arricchisce e ferisce la fisica.

Del mondo che ci circonda, per effetto della nostra limitatezza, percepiamo non la realtà fisica, ma l'icona interiore della rappresentazione che ce ne facciamo. Quando si tratta non di una pipa, ma delle persone con le quali interagiamo, il pericolo è che non ci rapportiamo con la persona reale, ma con l'icona della persona. Quindi la persona non è più soggetto, perché il soggetto è spostato dentro di me. E chissà poi se veramente l'icona è somigliante! Poi non venite a lamentarvi dicendo che tutti vi hanno deluso: le pipe vere si sentono strette a dover combaciare con il loro disegno a due dimensioni su un pezzo di tela, che odora di colori ad olio e non di profumato tabacco.

Se entrate in una sinagoga o in una chiesa protestante, rimanete colpiti dall'assoluta mancanza di immagini, santi e santini. Questo perché ciò che è trascendente non venga circoscritto in ciò che è immanente. Ma anche lì non è detto che poi le immaginette uno non se le porti dentro. Se andate in una chiesa ortodossa le icone, le pipe che non sono pipe, vi occhieggiano da ogni angolo e si fanno toccare e baciare, gesto questo veramente iconico e liberatorio attraverso il quale metto fuori di me le immagini distorte che ho dentro, sperando che mi siano restituite più belle e più vere.

L'immagine della pipa di Magritte tradisce la pipa, perché è sempre quella lì dal momento in cui è stata fissata sulla tela ottant'anni fa. Le nostre immagini possono fare di meglio se sanno cambiare in continuazione. La fotografia fissa un istante, ma l'istante fugge. Dentro questo museo che ho tra le orecchie dovrei sostituire qualche quadro tutto bello incorniciato con bei film che non si sappia quanto tempo durano. Ma l'ideale è fare teatro improvvisando in compagnia.


1 commenti:

tiptop ha detto...

Condivido quando riporti il discorso all'immagine che la nostra mente si fa del mondo esterno, e non sarà mai lo stesso modo di vedere/sentire di un altro.
Alle icone riconosco comunque un valore convenzionale, simbolico, per comunicare.