lunedì 12 maggio 2008

E non finisce mica il cielo

E non finisce mica il cielo, se una nazione non ricorda le sue voci migliori, i suoi interpreti più appassionati, le sue ugole più profonde, sensuali, veraci. No, non finisce mica il cielo in questa italietta berluscona dei conflitti d’interesse dilaganti che non lasciano tempo per ricordare una piccola grande donna che ci ha dato così tanto per avere in cambio così poco, amore del pubblico a parte. Non le è bastato e il suo cielo è finito e il nostro si è fatto più povero e scuro, il nostro orizzonte sonoro più limitato, senza quel suo canto libero maturato nel sole nel sale, nel Sud.
Ribelle nell’era delle canzonette, signora dei cantautori quando ancora non era di moda, partenopea adottiva, Mimì - ha ragione il principe De Gregori - sarà ancora: fa troppo male parlare di lei al passato. Troppo forte - e viva - l’emozione che ci provoca il riascoltarla, l’assenza è davvero un assedio, riecco Piero Ciampi, riecco qualcuno che come lei cantava per esigenza di vita, per consumare la propria vita.
Chi l’ha conosciuta non ne ricorda solo la voce, lo sguardo capace di attraversarti come nel tentativo di essere altrove, il sorriso a volte forzato, ma il profumo, l’odore dolce eppure pungente che l’avvolgeva quasi a neutralizzare i brutti odori del mondo, del mal di vivere che di solito aveva dentro. Queste pagine non sono Mimì, Mimì non è più, Mimì è stata, Mimì sarà. Queste pagine sono un regalo d’amore, un grazie doveroso da parte di chi sa quanta fatica e quanta passione, quanta vita e quante vite possano esserci dentro una canzone. Un flashback che ne provoca altri: ricordo quando Mia fu accolta da Roberto Murolo nella sua casa napoletana, al Vomero, dicendo “Ma come canta bene questa guagliona”; ricordo il suo volto illuminato quando dalla nostra Calabria le avevo portato dei canti popolari e soprattutto dei peperoncini rossi come il fuoco e l’amore, quello vero che brucia in gola e nel corpo e nel cuore; ricordo quanto festeggiò tra i tifosi gli scudetti del Napoli e i goal-canzoni-minuetti di Maradona; ricordo…
E non finisce mica il cielo, è vero, ma beato quel paese che sa capire quanto contano le sue piccole grandi donne prima che finisca il loro cielo. Perché il cielo non è sempre più blu, come cantava un altro piccolo grande calabrese.
era la prefazione al libro di Pippo Augliera: "Mia Martini. La regina senza trono"


E non finisce mica il cielo
(testo e musica di Ivano Fossati)
Mia Martini - 1982 (contenuto nella raccolta La neve, il cielo, l'immenso)

E non finisce mica il cielo
Anche se manchi tu
Sarà dolore o è sempre cielo
Fin dove vedo.
Chissà se avrò paura
O il senso della voglia di te
Se avrò una faccia pallida e sicura
Non ci sarà chi rida di me
Se cercherò qualcuno
Per ritornare in me
Qualcuno che sorrida un po' sicuro
Che sappia già da sé.
Che non finisce mica il cielo
E se la verità
Possa restare in questo cielo
Finché ce la farà

Se avrò una faccia
Pallida e sicura, sicura.
Non ci sarà chi rida di me.
Perché io avrò qualcuno,
Perché aspettando te…
Potrei scoprirmi ancora sulla strada
Per ritornare me, per ritornare in me,
Per ritornare in me


1 commenti:

Chez Mimì ha detto...

Grazie per la dedica a Mimì.
Vive per sempre nei nostri cuori
Pippo Augliera