martedì 27 novembre 2007

Benny



Trent'anni fa Benny aveva l'età mia; io avevo iniziato il quinto al Panetti, lui lavorava già.
Si chiamava Benedetto Petrone, abitava a Barivecchia, strada Arco Alto, ed era zoppo. Eravamo una generazione di passaggio, troppo piccoli quando c'era il '68, aspettavamo che arrivasse il nostro momento pensando, chissà perché, che il '78 che stava per arrivare, il decennale della contestazione, avrebbe significato una nuova primavera, che non arrivò mai più grazie alle Brigate Rosse che rapirono Aldo Moro. Di passaggio anche dal punto di vista sanitario: quello zuccherino che non valse il premio Nobel a Sabin eravamo i primi ad averlo sperimentato (lo adoravamo, mica come l'antidifterica che ti faceva un bubbone sul culo o l'antivaiolosa che ti sfregiava il braccio quando cacati sotto ci si metteva in coda all'ufficio igiene di piazza Chiurlia) e purtroppo ancora in ogni classe scolastica c'era un compagno più o meno zoppo, alcuni anche gravi che non si mettevano in piedi senza l'aiuto di un tutore e di orribili scarponi o che addirittura andavano con i due bastoni sviluppando spalle enormi che trascinavano quelle gambe atrofizzate e sospese nel vuoto. Era la polio: guardavi il compagno e pensavi che culo che mi ha fatto effetto lo zuccherino, a volte da dietro scimmiottavamo gli zoppetti ma se il maestro ci scopriva ci faceva un sermone da vergognarsi per tutta la vita. Lì al Panetti avevamo come bidello il signor Dellino, invalido per la polio, grande amico di tutti, che aveva una camminata esilarante e che simpaticamente, in faccia, avevamo soprannominato "twist again", tanto sapevamo che lui non si offendeva. Arrapati cronici come stavamo, apprezzavamo quell'ancheggiamento involontariamente ammiccante nelle nostre coetanee colpite da quel male, ma nessuno di noi sani, razzisti come eravamo, ne avrebbe mai corteggiata una. Le vedevamo "diverse" e la sofferenza altrui ci faceva schifo. Ora è tutta un'altra cosa: una processione di ragazzi e ragazze down che fanno audience da Maria De Filippi, ma allora si chiamavano mongoloidi e spastici, mica era tempo di politically correct. Ancora adesso a Bari per dire ad uno che non capisce un cazzo gli dicono in dialetto "Mocc' a te, ci si' mongoloid", ma i miei studenti davanti a me non lo possono dire, né gli può scappare di chiamare "ricchione" nessun compagno, altrimenti ci arrabbiamo.

BennyInsomma, Benny se doveva correre correva, ma inevitabilmente correva più lento di tutti. Là alla sezione della FGCI di Barivecchia i problemi che si affrontavano erano che il quartiere era degradato apposta per favorire deportazioni in massa al CEP, un quartiere dormitorio con le case popolari con i muri di cartone fatte a grattacielo, privo allora anche del mercato rionale, che le femmine dovevano prendere il numero 3 per andare a fare la spesa a Bari. Dicevano che era tutta una manovra per favorire gli speculatori. Avevano ragione, perché oggi Barivecchia è bellissima, ma non ci stanno più i barivecchiani.

Al Panetti c'era gente che faceva proselitismo. Quelli di CL, che pregavano le lodi mattutine in palestra alle otto meno un quarto e ti avvicinavano rendendoti partecipe di come dopo aver incontrato Cristo la loro vita fosse cambiata, in tutto, anche con le ragazze era tutta un'altra cosa, quasi quasi avevano risolto pure il problema dei brufoli. E i fascisti, quelli del "Fronte della gioventù", gente rozza, ciucci matricolati e pluriripetenti e perciò attraenti per molti di noi che dovevamo ancora realizzare la nostra mascolinità. Si avvicinavano infatti soprattutto ai bimbetti del biennio, offrendo la loro protezione. Se eri amico loro nessuno si sarebbe permesso di picchiarti all'uscita o nell'intervallo. Quando facevo il biennio al Marconi il massimo della politica che furono capaci di esprimere fu la scritta sul muro "bastardo, ti ammazzeremo" indirizzata ad un prof di Fisica, colpevole di essere omosessuale e del Pdup.

Ma che ne sapevamo noi di antifascismo? Si pensava che in fin dei conti can che abbaia non morde e si tirava avanti. Nell'aria si annusava qualcosa però. C'era già stata Piazza Fontana, Piazza della Loggia e l'Italicus. Grazie alla noiosa musica degli Inti Illimani si era anche capito che la libertà è una conquista sulla quale se non vigili la perdi e che è minacciata a livello mondiale. Un po' si iniziava ad intuire che gli esecutori sono quelli che sono, ma dietro di loro ci sono i mandanti e che niente avviene per caso. Ero un ragazzo cattolico (però il problema dei brufoli non l'avevo risolto). Grande soddisfazione quando convincemmo il parroco a rifiutarsi che ancora una volta per Natale si presentasse l'esponente missino che riuniva i poveri e consegnava loro una pacca sulla spalla ed il famigerato "panettone tricolore". Vestivo allora un eskimo innocente (eheh) e gli scarponcini scamosciati, non le Clarks che costavano assai, quelli del mercato che facevano presto i buchi sotto la suola di para e che io bucavo sistematicamente dopo un mese all'altezza del pollicione. Qualche settimana prima del fattaccio, solo perché ero vestito così, mi presero in mezzo sull'autobus, apostrofandomi come compagno comunista. Erano sei sette, ma mi sono rimaste impresse le facce adoranti delle due ragazze del loro gruppo. Una di queste l'ho vista poi che era entrata in Polizia. Stavo con la mia ragazza, non reagii agli insulti e corsi avanti vicino al conducente. Scesero prima. Mi trovai incasinato che era tardi (c'era il problema della ritirata) ed ero dovuto arrivare quasi fino al capolinea e bisognava tornare indietro verso casa. Niente di grave, fesseria, ragazzi fuori come ce ne sono tanti.

Però qualcuno in quei mesi i ragazzi fuori li aveva reclutati e li aveva organizzati. La sezione Andrea Passaquindici caduto della Folgore del Fronte della Gioventù - Movimento Sociale Italiano, in via Gabrieli, segretario Giuseppe Incardona, ora con Rauti, ma assai cara a Pinuccio Tatarella. Quel Tatarella che poi, bevuta l'acqua di Fiuggi, diventò moderatissimo ministro delle poste e vicepresidente del consiglio del primo governo Berlusconi del 1994. Da lì partiva l'incubo delle squadracce di picchiatori.

Quella sera del 28 novembre da lì partì il gruppo capeggiato da Pino Piccolo, uno spostato che poi ha fatto una brutta fine. Spedizione punitiva a Barivecchia, i ragazzi di sinistra scappano, Benny scappa un po' meno, viene raggiunto e sventrato con un cacciavite.

La reazione della città fu enorme, non ho mai più visto una manifestazione così. Uscimmo tutti da scuola senza chiedere il permesso e ci precipitammo in piazza prefettura. Il comizio di Franco Giordano sul palco a pochi metri dal luogo del delitto, il suo invito "Compagni non fate fesserie" quando qualcuno reagì devastando la vicina sede della CISNAL, i lacrimogeni e gli idranti, cacchio grazie Benny, ci hai fatto diventare grandi dall'oggi al domani, ci hai insegnato a correre veloce. A distanza di trent'anni, siamo noi che ancora ti veniamo appresso col fiatone, cercando di tenere il tuo passo.


Altre testimonianze, ben più autorevoli della mia, le trovate qui, qui e qui.

Le due città - I giorni di Benedetto PetroneTrovate qui una serie di foto delle manifestazioni, degli scontri, della fiaccolata e dei funerali.

E infine, l'intervista della Gazzetta del Mezzogiorno alla sorella di Benny: "Ecco che cosa sognava mio fratello Benedetto" (in formato pdf).

6 commenti:

suburbia ha detto...

Un post bellissimo letto d'un fiato e poi con calma seguito la vicenda che non conoscevo.
un caro saluto, ciao

Rosaria ha detto...

Ho letto Benny, uno spaccato commovente di una Bari che ho vissuto anch'io in quel periodo, noi non ci conoscevamo ancora, in quell'anno facevo la terza magistrale e anch'io, che non andavo mai alle manifestazioni, sono scesa in piazza. Mi ricordo le saracinesche dei negozi abbassate a metà un po' per rispetto ma soprattutto per il terrore di vedere spaccate le proprie vetrine e le tantissime persone ammassate in piazza Prefettura davanti ai fiori poggiati per terra là dove lo avevano ammazzato. Chi non conosce Bari sicuramente attraverso il tuo racconto se la sarà immaginata e gli saranno venuti i brividi. Quell'eschimo me lo ricordo, l'hai portato per altri anni ancora.

bianco bianco ha detto...

io c'ero ......... o meglio...io e mio marito eravamo in quella folla, in quel luogo, gridando e piangendo. Un brivido mi corre lungo la schiena.... i ricordi si accavallano ... paura ma anche determinazione, voglia di esserci e di lottare. I lacrimonegi, la polizia, i fascisti asserragliati nella loro sede. Piazza Prefettura colma di uomini e donne con striscioni, cartelloni taze-bau improvvisati...
Sono davvero felice di aver condiviso con te questi ricordi, le mie radici ...
ciao
Viola

(cheyenne) nel blog
http://tecnopolis-hi.blogspot.com/

cheyenne ha detto...

Ciao Pierangelo, avevo lasciato un commento sabato, nell'anniversario di Benny, dimmi ho scritto qualcosa che non va?
un caro saluto

Pierangelo ha detto...

@cheyenne:
Non so che cosa hai scritto (e comunque non hai mai scritto cose "che non vanno"), perché il blog è infestato da uno spammer che mi lascia decine di commenti alla volta e mi sono accorto che stavo cancellando anche un commento vero solo nell'istante in cui avevo già premuto il bottone cancella.

Ti sarei grato se mi riscrivessi il tuo pensiero su Benny che per me è prezioso. Lo sai che sabato gli è stata intitolata una strada a due passi da piazza prefettura?

cheyenne ha detto...

@ Pierangelo
Purtroppo non ho ricopiato il commento che avevo scritto sabato in occasione dell'affissione della targa per Benny ( e concomitante riunione regionale del PD).
Erano delle parole scritte d'impulso come madre, nonna, donna.....
Provo a memoria.....

Figlio mio,

il tuo futuro è stato tagliato da un punteruolo di un cacciavite
è stata una mano fascista
è stato l'odio ad uccidere il tuo corpo
ma non le tue idee, le tue aspirazioni, la tua volontà.

Esse vivono in coloro che ti hanno amato
e che hanno creduto nei tuoi VALORI.

I tuoi VALORI
sono i miei, i nostri
e nessuno li potrà cancellare
finchè saremo uniti,

Sai che ci vorrebbero vedere divisi?
Ma non temere
stiamo tessendo un filo di arianna tra di noi
Ciò che scriviamo sulla Rete
rimarrà per sempre
come il tuo viso nei nostri cuori.......

PS - ho visto i TROLL, sega senza pietà ;-)