sabato 20 ottobre 2007

Overdose d'amore

Letto questo post per caso su laprofe.it, nel quale ho ritrovato un'adolescenza inquieta e bellissima: i frati, le prove dei canti, la messa beat, il pomicio dietro la madonnina, i ritiri con pernottamento, la responsabilità di ragazzi appena più piccoli di te.

Abbiamo ricevuto tanto, pur ridendo e scherzando. Non so se ci ha fatto bene, perché da adulto quello stile non l'ho ritrovato più e ogni volta che partecipo a liturgie sciatte, a celebrazioni senza cuore e ascolto preti e prof di religione mortalmente noiosi ci soffro ancora di più, proprio perché ho provato concretamente quello stile lieto e sereno e coinvolgente pur senza effetti speciali che ha caratterizzato la mia formazione giovanile.

La noia uccide e bisogna avere la faccia lieta se stai annunciando la buona novella.

Stralcio un mio vecchio intervento per fuoriregistro:

Negli Atti degli Apostoli è raccontato il seguente aneddoto:
Il sabato sera ci riunimmo per la celebrazione della Cena del Signore, e Paolo rimase a parlare con i discepoli. Siccome il giorno dopo doveva partire, continuò a parlare fino a mezzanotte. La stanza della riunione, al piano superiore della casa, era molto illuminata. Un ragazzo, che si chiamava Èutico e stava seduto sul davanzale della finestra, si addormentò, mentre Paolo continuava a parlare. A un certo punto cadde dal terzo piano e fu raccolto morto. Paolo allora scese, si piegò su di lui, lo prese nelle sue braccia e disse: - Calma e coraggio, Èutico è vivo! - Poi risalì nella sala, spezzò il pane e lo mangiò con tutti gli altri. Parlò ancora a lungo e quando spuntò il sole partì. Intanto quel ragazzo era stato portato a casa sano e salvo, con gran sollievo di tutti.” (At. 20, 7-12)

Quando si parla di noia “mortale”! San Paolo, che era San Paolo, “ci mise una pezza”. Ma quante giovani vittime innocenti di un’oratoria “frontale” che prescinde dal coinvolgimento dell’interlocutore!

Per non parlare della sciatteria e dell’approssimazione. Molti preti leggono integralmente anziché parlare a braccio dopo essersi preparati. E magari leggessero loro considerazioni personali, di cui hanno preso appunti per non dimenticarle. Esistono in commercio delle specie di Bignami con le omelie già bell’e fatte, come dei jukebox dell’evangelizzazione. Manco lo sforzo di adattare quei testi alle caratteristiche dell’assemblea che si ha di fronte. Tanto vale passare un ciclostilato da leggersi a casa e far durare la Messa un tantino di meno.

Non da meno siamo noi insegnanti. L’arte di attirare l’attenzione, di catturare l’interesse, di affascinare e divertire, è a volte innata, ma può essere acquisita con un po’ di applicazione personale, per tentativi, ma anche partecipando a corsi di comunicazione. Il corso dell’anno di prova dei neo immessi in ruolo è infarcito di legislazione scolastica, ma tutto fa meno che insegnare ad insegnare. E, nel frattempo, quale immane strage di nostri studenti che cadono addormentati dal terzo piano! “Quel ragazzo era stato portato a casa sano e salvo, con gran sollievo di tutti”: speriamo che non voglia significare che per i nostri ragazzi sia addirittura una salvezza disperdersi, rimanendo a casa o all’angolo con gli amici, piuttosto che spegnersi giorno per giorno in nostra compagnia.

Antonella Landi

La profe. Diario di un insegnante con gli anfibi

1 commenti:

< em > ha detto...

ricambio la visita con un salutino veloce